– Il premier Renzi ha alzato l’ambiziosa asticella del programma di governo (e del consenso politico, ça va sans dire) annunciando, sic et simpliciter che «il 16 dicembre sarà l’ultimo giorno in cui si pagherà la tassa sulla prima casa». Un primo passo lungo la strada dell’abolizione dei balzelli, che ha già due date da inserire in agenda: «Nel 2017 penseremo
all’Ires, nel 2018 a Irpef ».Decisione forte e reazioni, sino ad ora, più gonfie di dubbi che di gioia. Ieri, dalle pagine del nostro quotidiano, a infilare il dito nella piaga era stato il sindaco di Comerio e dirigente provinciale democratico Silvio Aimetti, parlando di «idea alla Berlusconi prima maniera» e sollecitando piuttosto «una sana e significativa manovra sul lavoro».
Oggi tocca a Davide Galli, imprenditore e numero uno di Confartigianato Imprese Varese, mettere altra carne sul fuoco del dibattito: «Sarebbe assurdo e irresponsabile non essere d’accordo con il taglio delle tasse, ma invece di insistere sulla diminuzione dell’imposta sulla prima casa (che tende ancora una volta a favorire i grossi patrimoni e non la classe media impoverita dalla crisi economica) sarebbe meglio concentrarsi sull’impresa, perché come le persone anche le aziende chiedono tasse ridotte e semplici da pagare».
Insomma, non c’è pace per il premier che, a somma conclusione di due giorni politicamente non entusiasmanti sul fronte varesino, nel pomeriggio ha incassato pure la perplessità del “capo” dei sindaci italiani, Piero Fassino (presidente dell’Anci) affiancato in un vertice romano dal primo cittadino di Varese, Attilio Fontana: «Chiediamo al Governo l’apertura rapida di un confronto per definire le scelte della legge di stabilità, a partire dal superamento della Tasi sulla prima casa e le equivalenti compensazioni finanziarie su cui potranno contare i Comuni con l’obiettivo di condividere le condizioni basilari». Insomma, da una parte c’è chi perde e ha bisogno di compensare. E dall’altra (fronte imprese), c’è chi rivendica perché non ha mai avuto.
Prosegue Galli: «Le tasse su impresa e lavoro si devono e si possono diminuire, lo insegnano Spagna e Inghilterra, nazioni dove le aziende hanno avuto attenzioni importanti. Se prendiamo a riferimento l’Effective Tax Rate, la pressione fiscale rispetto all’imponibile, notiamo che l’Italia è prima in Europa con il 58% e la Spagna è al 29%, mentre per quanto riguarda il Total Tax Rate (la pressione fiscale totale sulle imprese, ndr), l’Italia è al 65,8% mentre la Spagna è al 58,6%».
«Spagna e Inghilterra – analizza Galli – hanno inaugurato un nuovo modello di sviluppo che all’austerità affianca una rivoluzione culturale dove non si aumenta la spesa pubblica e si riduce in modo graduale, ma deciso, l’imposizione sulle imprese (che in Spagna passerà dal 30% al 28% nel 2015 e al 25% nel 2016 ) e sui cittadini».
Lo stesso è accaduto in Inghilterra dove la semplificazione fiscale è stata al centro di una manovra che ha visto portare la tassa sulle imprese al 20%.
«È questo che dovrebbe fare il Governo Renzi – conclude – Abbassare in modo drastico le tasse per le aziende, e per i cittadini, riducendo la spesa pubblica e finanziando la diminuzione delle tasse con i tagli alla spesa. Renzi è stato uno dei primi leader politici in Italia a decidere di tagliare le spese per abbassare le tasse ad aziende e lavoratori: la strada è giusta, ma va perseguita».













