Roma, 12 feb. (Apcom) – Il delitto Donegani è un caso chiuso. La
condanna all’ergastolo di Guglielmo Gatti è definitiva. La prima
sezione penale della Cassazione ha respinto oggi il ricorso della
difesa del nipote dei coniugi Donegani uccisi e fatti a pezzi a
Brescia il 30 luglio 2005. Gatti era stato condannato
all’ergastolo sia in primo che in secondo grado e in Cassazione
aveva evidenziato quelle che, a suo dire, erano contraddittorietà
o carenze della sentenza della Corte d’assise d’appello di
Brescia che il 20 giugno 2008, dopo appena mezz’ora di camera di
consiglio, confermò il carcere a vita già inflitto dai giudici di
primo grado. Aldo Donegani e la moglie Luisa De Leo vengono visti
per l’ultima volta sabato 30 luglio 2005.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, vengono uccisi poco prima
dell’ora di pranzo. Lunedì 1 agosto, un nipote carabiniere di
Luisa De Leo, precedentemente invitato dalla zia, ne denuncia la
sparizione e iniziano le ricerche. Testimoni dicono di aver visto
Guglielmo Gatti al Passo del Vivione, in Valcamonica tra Brescia
e Bergamo: in quella zona, il 17 agosto, vengono trovati i resti
delle vittime. Gatti viene arrestato e condannato per duplice
omicidio premeditato, vilipendio e soppressione dei cadaveri. Gli
accertamenti della scientifica rivelarono tracce di sangue, in
casa, in auto e su una scarpa di Gatti. E nel luogo dove vennero
ritrovati i resti dei cadaveri, fu rinvenuta una confezione di
verdura sulla quale il codice a barre corrispondeva a quello di
uno scontrino che aveva l’imputato e che era stato emesso da un
negozio di Brescia.
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