Caso Macchi: «Don Sotgiu è reticente, va indagato»

Il gip Giorgetti: «Sono troppi i suoi “non ricordo”». L’ipotesi è quella della falsa testimonianza. Il sacerdote all’epoca era il miglior amico di Binda

– Omicidio : il gip chiede di indagare don per falsa testimonianza. Per l’autorità giudiziaria è da considerarsi un testimone reticente: sarebbero stati troppi e troppo poco convincenti i non ricordo con i quali l’altro ieri il religioso ha risposto alle domande delle parti in relazione ai fatti accaduti 29 anni fa.

Gli inquirenti, nel merito delle motivazioni che hanno portato l’autorità giudiziaria a questa decisione, mantengono il massimo riserbo. Don Sotgiu era, all’epoca dell’efferato delitto, il migliore amico di , 49 anni, di Brebbia, arrestato lo scorso 15 gennaio con l’accusa di aver violentato e ucciso la studentessa ventenne il 5 gennaio del 1987. Nell’ordinanza il gip ipotizza che don Sotgiu nel febbraio del 1987 cambiò la propria versione di come avesse trascorso la serata di quel 5 gennaio due volte al fine di fornire un alibi allo stesso Binda. L’altro ieri in aula il religioso, oggi parroco a Torino, ha risposto alle domande del gip , del sostituto procuratore generale , dei difensori di Binda e della parte civile rappresentata da , per circa due ore.

I contenuti dell’interrogatorio sono secretati; tuttavia a quanto pare don Sotgiu è stato chiamato a rispondere su diverse sfaccettature dei fatti accaduti 29 anni fa. Domande alle quali ha risposto, appunto, con dei non ricordo che sono stati interpretati come un comportamento reticente da parte dell’autorità giudiziaria. Sulla questione dell’alibi mutato don Sotgiu avrebbe fatto delle precisazioni spiegando che aveva corretto la prima

versione a distanza di poche ore rendendosi conto di essersi confuso. Il religioso avrebbe inoltre precisato che all’epoca si considerò alla stregua di un indagato (fu sottoposto anche al confronto del Dna) e se volle fare quelle precisazioni era per chiarire con esattezza la propria posizione, non certo per fornire un alibi a Binda con il quale non aveva concordato alcuna versione.

Don Sotgiu avrebbe inoltre precisato che il suo essersi allontanato da Binda era dovuto alla tossicodipendenza di quest’ultimo che, all’epoca, faceva uso di eroina. Una dipendenza dalla quale Binda si è liberato soltanto sei anni fa. I non ricordo considerati reticenti dall’autorità giudiziaria sarebbero però riconducibili ad altri temi. I cui contenuti restano secretati. «Dal nostro punto di vista – ha semplicemente commentato , difensore di Binda – l’incidente probatorio ha avuto esito positivo. Non è emerso alcuna novità particolare, è stato confermato quello che già sapevamo». In aula ieri era presente , la madre di Lidia, con il figlio Alberto. Sul caso don Sotgiu anche Daniele Pizzi mantiene il massimo riserbo senza dare conferme ma sottolineando come«quella testimonianza abbia arrecato ulteriore dolore alla madre di Lidia». Il gip ha ordinato la trasmissione degli atti alla procura di Varese. L’iscrizione nel registro degli indagati di don Sotgiu è atto dovuto e sarà formalizzata entro poche ore. Don Sotgiu è uno dei sei testimoni ascoltati lunedì in sede di incidente probatorio. Oltre a lui sono stati ascoltati anche , che ha organizzato la vacanza a Pragelato dove Binda dice di essere stato quel 5 gennaio il cui nome, però, Flaccadori non ricorda comparire negli elenchi dei partecipanti. Sentiti anche gli amici di allora Patrizia Bianchi, don , e la sorella di Lidia .