Primo giorno di a San Vittore: «Sta bene – dice l’avvocato difensore che ha scoperto del trasferimento andando a trovare il quarantanovenne di Brebbia ai Miogni e non trovandolo – ma siamo in attesa di capire il perché di questo provvedimento urgente, che crea dei problemi». Anche sotto il profilo affettivo: «La madre di Binda non ha la patente – dice Martelli – Questo trasferimento renderà estremamente complesso per lei fare visita al figlio. Ed è complesso anche per noi, in questa fase avrei privilegiato maggiormente il ruolo del difensore».
Stefano Binda, arrestato lo scorso 15 gennaio con l’accusa dell’omicidio pluriaggravato di , la studentessa stuprata e uccisa a 20 anni il 5 gennaio 1987, «è molto sereno. Ribadisce la sua completa estraneità ai fatti e mantiene un equilibrio straordinario vista la situazione. A suo dire si trova in carcere da innocente, ma continua ad avere fiducia che la verità emergerà e lui sarà completamente scagionato».
A credere nell’assoluta innocenza di Binda è anche un caro amico che, volendo restare anonimo, ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito a , inviata della trasmissione “Quarto Grado” andata in onda l’altro ieri su Retequattro: «Non riesco a pensare a lui in carcere – ha riferito – Dal 2010 ha una grave malattia che gli ha compromesso il braccio destro e ha perfino rischiato di morire. Le cella non è il posto per lui, ha sempre forti dolori». L’amico ha proseguito: «Si sono raccontate troppe bugie su di lui. Stefano mi ha raccontato dell’esperienza dell’eroina ma non l’ha mai fatto davanti a me – ha detto – È un anticonformista e un cattolico praticante. È un uomo molto intelligente».
L’amico di Binda, che ha circa venti anni meno di lui, ha quindi proseguito: «Quando è stato indagato, abbiamo parlato a lungo di quello che gli sarebbe potuto succedere. Mi ha detto più volte che non c’entrava nulla con la morte di Lidia. La perquisizione a casa sua è durata mezza giornata. La frase “Stefano è un barbaro assassino” – ha spiegato alla giornalista – l’hanno trovata vicino ad una versione di greco dei tempi del liceo ma lui dice di non averla mai scritta. Visto il suo problema al braccio raramente scrive
a mano». La grafia, però, almeno secondo i periti nominati dalla procura generale sarebbe quella di Binda. L’amico insiste: «Pochi mesi fa, quando è stato richiamato in procura, si è preoccupato molto perché diceva che il suo profilo era perfetto come capro espiatorio. Un soggetto debole e sbandato, disoccupato… in ogni momento gli avrebbero potuto cucire addosso il ruolo dell’assassino». Dopo aver assicurato che Stefano «non odia le donne: le rispetta, anche se non l’ho mai visto con nessuna», l’amico dell’uomo fermato ha affermato: «Non confesserà mai, è innocente e gli credo».
Nel frattempo il gip non ha ancora notificato alle parti la propria decisione sulla richiesta di incidente probatorio strumento attraverso il quale il sostituto procuratore generale vorrebbe cristallizzare le dichiarazione dei cinque testi considerati fondamentali dall’accusa. Tra questi anche , che nell’ordinanza che ha portato all’arresto di Binda, viene indicato come colui che nel 1987 cambiò due versioni sul dove si trovasse quel 5 gennaio per fornire un alibi a Binda. Sotgiu, in una recente intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato che voleva difendere se stesso: «Mi sentivo sotto accusa – ha dichiarato al Corsera – Nell’agitazione mi sono confuso. Non volevo affatto fornire un alibi a Binda».












