VARESE Il caso Uva da tempo ha travalicato i confini della cronaca locale, per assurgere a caso nazionale.
Ma proprio ora che si avvicina l’accertamento della verità, nella nostra città si è scatenata una lotta del tutti contro tutti. E, paradossalmente, il quadro sembra farsi sempre meno limpido. Tre anni e quattro mesi, lamenta Lucia Uva, «sono passati per poter finalmente fare luce sulla morte di mio fratello».
Ed ha pronto un dossier-esposto di 60 pagine contro il pm Agostino Abate da inoltrare al Consiglio superiore della magistratura. Ancora contro Abate un esposto di Ilaria Cucchi e Patrizia Aldrovandi, fatte uscire dall’aula (con tutto il resto del pubblico), proprio da Abate durante una sospensione dell’udienza di venerdì scorso.
A sua volta Lucia Uva è destinataria di una querela per diffamazione depositata dai carabinieri e poliziotti che la notte del 14 giugno 2008 intervennero per il trattamento sanitario obbligatorio su Giuseppe Uva, per quanto affermato alle Iene, quando addirittura alluse ad un possibile stupro subito da suo fratello in caserma.
La riesumazione era una possibilità già prevista tre mesi fa, quando venne affidato l’incarico ai tre periti. Intanto l’avvocato di parte civile Fabio Anselmo si dice soddisfatto: «Un giudice e tre periti hanno ritenuto insufficienti le conclusioni alle quali era giunto il dottor Marco Motta. Mi chiedo come mai tutti quegli accertamenti non siano stati fatti prima e siano stati necessari tre anni e 4 mesi per arrivare a questo punto».
A loro volta i periti, due dei quali ricusati dal pm Agostino Abate, in udienza hanno comunque voluto specificare di «dissociarsi da tutte le interpretazioni date dalla stampa sulla loro perizia, che è stata travista e strumentalizzata». In particolare per quanto riguarda il passaggio sulle macchie sui pantaloni: non è stato ancora chiarito a chi appartenga né, hanno precisato, è mai stato cercato dello sperma. La perizia, come esclude che a determinare la morte di Uva possano essere stati i farmaci che gli sono stati somministrati in ospedale, così scarta l’ipotesi che il decesso possa essere stato determinato da eventuali lesioni: ma questo lo aveva già scritto il dottor Marco Motta, il medico legale incaricato dal pm Agostino Abate. Ma allora qual è la novità e perché la riesumazione?
Per eseguire accertamenti di natura genetica per verificare eventuali allergie ai farmaci, ma anche per vedere se Uva fosse un “lento metabolizzatore”, non riuscisse cioè a metabolizzare alcol e i farmaci che gli sono stati somministrati in ospedale. Ma anche per accertare gli altri fattori che possano avere scatenato l’aritmia cardiaca: forse lo stress? O lesioni?
<+G_FIRMA>Franco Tonghini
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