Qualcuno la ha battezzato l’Assange italiano. Certo, fanno discutere le rivelazioni dell’ex precario di Montecitorio che ha aperto una pagina su Facebook. Tra le ultime lo stipendio dei “9 barbieri che lavorano nella barberia di montecitorio, guadagnando 11.000 euro al mese sudati tagliando in media 2 o 3 cape gloriose al giorno”. E ancora, altra denuncia, “la poco “onorevole” scorta armata per portare la moglie a far la spesa e il marito dall’amante. Nel mentre il padrone-deputato svolge le sue interminabili recite teatrali (leggasi incontri pubblici), mi capitava a volte di chiacchierare con alcuni agenti delle forze dell’ordine preposte al “servizio scorte” del Viminale”.
Ma anche le tabelle per valutare quanto lavorano, si scopre, sono false. Un sistema che non funziona. Se i parlamentari sono troppi, spesso non si sa giudicare chi lavora di più. I medoti per misurare la produttività, ci dicono, in realtà misurano il ruffianaggio. «È semplice – spiega il senatore varesino del Pd Paolo Rossi – ogni volta che qualcuno firma una proposta di legge, od ordine del giorno gli viene messo, dai tecnici che seguono questo metodo di misurazione, un puntino accanto al nome. A fine anno, chi ha firmato più volte, ha un punteggio più alto, e quindi sembra che lavori di più». Ma c’è il trucco. «Quelli che sembrano lavorare di più, sono quelli che firmano senza leggere. Quindi non fanno il lavoro lavoro di parlamentari, ma sono solo gregari».
In ogni caso, i già altri stipendi dei parlamentari e dei senatori non sono uguali per tutti. Chi prende una carica come la presidenza di una commissione parlamentare ottiene maggiori benefit. Insomma, una casta nella casta. Giusto per andare avanti.
e.marletta
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