C’è una trappola nel lungo termine

Per quante settimane di ribasso di un titolo azionario riuscite a resistere prima di vendelo e lamentarvi con la vostra banca? Sicuramente non più di due settimane. Al contrario, in presenza di un rialzo persistente, vi crogiolerete nella soddisfazione di un guadagno senza pensare a una possibile correzione al ribasso. La componente emotiva negli investimenti nel lungo periodo vi penalizzerà, perché anche sul lungo periodo la possibilità di guadagno replicando passivamente un indice è molto limitata.

Prendiamo come riferimento l’Msci Italy Index, che misura la performance del segmento delle aziende italiane medio-grandi e che copre l’85% del valore del mercato azionario italiano. Su un orizzonte di dieci anni, l’indice ha performato -0,02%, e addirittura -0,71% su 15 anni, mentre negli ultimi 12 mesi ha performato +28,95% (dati al 28 febbraio 2014). Considerando l’indice mondiale Msci World a dieci anni il dato annualizzato ha segnato un +5,62%. Al netto dell’inflazione e delle commissioni, tutto questo non giustifica i mal di pancia e i tormenti dovuti ad un mercato altalenante. Ecco perché la nostra emotività e la presunzione di avere tutte le conoscenze in materia per gestire il nostro portafoglio sono le principali cause dei nostri abbagli.

Spesso ci si imbatte in investitori che cambiano continuamente strategia: in un momento di incertezza si rifugiano in conti deposito vincolati, perdendo rialzi di mercato, per poi entrare sul mercato azionario nel momento di rialzo, dopo averlo letto sui giornali o sentito dall’amico. Così si accumulano errori, aumentando il tempo di attesa per vedere la luce in fondo al tunnel. Per questo motivo la gestione attiva di un professionista, può garantire una maggiore efficienza riducendo in maniera significativa i tempi di esposizione.

D’altra parte, se la gestione passiva, poco onerosa in termini di commissioni di ingresso e di gestione, limita fortemente i risultati sul lungo periodo, la gestione attiva deve rispettare almeno due parametri: la diversificazione del rischio e la selezione degli strumenti. Temi che richiedono un approfondimento nelle prossime settimane.

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