Cecco Vescovi lancia la nuova Cimberio «Il talento c’è. Se Diawara e Hurtt esplodono…»

Cecco Vescovi lancia la nuova Cimberio «Il talento c’è. Se Diawara e Hurtt esplodono…»

VARESE È bello pensare che, simbolicamente, la stagione inizi oggi con il raduno e le prime corsette sulla pista di Calcinate. È bello convincersi che finalmente il tempo dell’attesa sia finito – i tifosi sono allergici alle vacanze – e che da qui al via del campionato sarà un rapido susseguirsi di allenamenti da vedere, giocatori da conoscere, amichevoli da giocare. È bello, allora, iniziare con la persona che – insieme a poche altre – ha permesso il ripetersi del miracolo: Varese c’è, e nel momento storico in cui tante società chiudono baracca riesce a rilanciare nuove speranze per il futuro.

Cecco Vescovi, si parte.
«È un raduno a basso profilo: i giocatori arriveranno a singhiozzo, tra partorienti, gente bloccata da motivi familiari e impegnata con le nazionali. Dovremo gestirci un po’ nella prima settimana, poi inizieremo a fare sul serio».

Fare sul serio, per…?
«Per costruire la squadra. Adesso abbiamo un insieme di giocatori, una lista di nomi: dovremo far nascere un gruppo unito e solido, questo è il segreto».

Dicono tutti così, a inizio stagione.
«Lo scorso anno, per noi, a fare la differenza è stata proprio la coesione dello spogliatoio. Non avevamo in squadra dei fenomeni, ma degli ottimi giocatori che hanno lavorato e vissuto sulla stessa lunghezza d’onda e per lo stesso obiettivo».

Sulla carta, soddisfatto del suo mercato?
«Aspetto di vedere all’opera due giocatori che potrebbero farci fare il salto di qualità. Mi auguro che Diawara si trovi a suo agio nel gioco di Recalcati: è un grandissimo atleta, ha molto talento, se messo nelle giuste condizioni si può esaltare».

E Hurtt?
«Da lui non dovremo pretendere tutto e subito: ci aspettiamo un percorso di crescita graduale e costante. L’impatto con la nostra pallacanestro sarà sicuramente duro, ma, rispetto a un lungo, un piccolo come lui può adattarsi prima».

Tante altre società hanno portato a casa giocatori Nba, sfruttando lo sciopero e accettando di perderli, se la stagione dovesse partire. Voi non avete voluto correre questo rischio.
«Perché era troppo grosso: ritrovarsi da un giorno all’altro senza un giocatore importante può essere devastante. A questo punto, ovviamente, spero che il campionato Nba parta quanto prima. Ma anche se non dovesse, sarei comunque contento di non aver portato a casa un «pro» americano».

E perché?
«Io ho sempre inteso la pallacanestro come uno sport di squadra. Non voglio un fenomeno che arriva dalla Nba solo per un anno, per fare un po’ di cassa e tenersi in forma, in attesa di tornare a casa: preferisco un gruppo di lavoratori. E poi, guardate che anche noi abbiamo giocatori di talento».

Siena o Milano?
«Sulla carta, Milano. A patto che diventi una squadra, e non un gruppo di giocatori che va in campo con la stessa maglietta».

È appena stato a visitare il cantiere del PalaWhirlpool: come procedono i lavori?
«Benissimo, credo che a ottobre i tifosi apprezzeranno quello che abbiamo fatto. La società si è voluta impegnare nella ristrutturazione: chiediamo sempre aiuto e appoggio alla città, è giusto dare qualcosa in cambio, oltre allo spettacolo che offriamo sul campo».

Se n’è andato Claudio Castiglioni, un amico dello sport varesino.
«Vogliamo essere vicini a Gianfranco in questo momento doloroso. Perdere un fratello significa perdere una parte di te stesso».

Francesco Caielli

s.affolti

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