Ruolino di marcia tosto: 4 vittorie, 2 pareggi e 1 solo ko, alla prima giornata e per di più contro un Cesena che non ha mai tirato in porta.
«Si festeggia sotto la curva come abbiamo fatto. E poi negli spogliatoi tra di noi. Basta. I festeggiamenti finiscono lì, anche perché non mi pare che abbiamo centrato obiettivi diversi se non i tre punti».
«Infatti non è poco. E’ tanto, tantissimo. Ma non abbiamo ancora fatto niente, bisogna continuare a lavorare con umiltà e a testa bassa. Si sono viste le difficoltà di questo campionato, dove tutto è incerto e nulla scontato. Dobbiamo scendere in campo mantenendo alta la concentrazione per continuare a sfruttare il nostro momento positivo».
«E’ una cosa su cui stiamo lavorando, ma non dimentichiamoci che giocare 3 partite in 8 giorni non è semplice. Sabato tra l’altro faceva ancora caldo, e non tutti erano al meglio della condizione. E’ però vero che qualcosa va aggiustato perché dobbiamo mangiare la palla per 90 minuti e non solo a tratti».
«Sono d’accordissimo con il mister. Forte, Fiamozzi e Calil sono partiti dalla panchina, ma una volta entrati sono stati più che determinanti per dare un volto diverso alla squadra e alla partita. D’altronde questa è la forza del Varese di quest’anno. Tutti giocano per la squadra, nessuno escluso. Dai titolari a chi va in tribuna. Non vedo egoismi, non vedo primedonne, vedo solo tanto gruppo e tanto impegno. E queste sono le basi giuste per costruire qualcosa di importante».
«Sì, mi pare che si stia creando un ambiente magico, e in questo Sottili è bravissimo. Per lui contano tutti allo stesso modo, e si sentono tutti uguali anche i giocatori. Nel corso di una stagione è normale che ci sia qualcuno che giochi più di altri, ma la cosa fondamentale è tenere alto il morale del gruppo. E, almeno per ora, questo è quanto sta succedendo».
«Ma io mi sono girato in tribuna e ho visto esultare anche gli altri. Sì, questa è una cosa fantastica. Mi auguro che l’entusiasmo non cali, e che anzi possa anche rafforzarsi man mano che arrivano i risultati».
«I fatti sono molto chiari. Il Varese non ha ancora avuto rigori a favore ma solo contro. Nelle ultime tre partite ha finito per due volte con l’uomo in meno, quando avrebbe dovuto finire forse con l’uomo in più. Sentire o leggere cose diverse dà anche fastidio, ma noi non siamo abituati a spettegolare sugli arbitraggi. Certo fa senso pensare che per qualcuno il Varese sia aiutato dagli arbitri».
«Non lo so, è ovvio che un arbitro davanti a 8mila persone o in uno stadio più caldo del nostro possa in qualche modo essere umanamente influenzato dall’ambiente. Quando siamo andati a Genova o a Verona oppure al Sud ci siamo resi conto che c’è una bella differenza rispetto alle partite che giochiamo in casa. Ma noi andiamo avanti con le nostre forze».
«I nostri tifosi sono encomiabili, dalla curva a tutti gli altri settori. Noi sentiamo che ci vogliono bene e stiamo lavorando per regalare a tutti delle emozioni e delle soddisfazioni. Però non voglio sentir parlare di crisi. Dopo la partita sono andato in centro e i bar erano pieni di gente che faceva aperitivo, ai ristoranti bisogna aspettare in piedi il tavolo perché sono tutti pieni, i voli aerei sono carissimi perché ci sono pochi biglietti disponibili e potrei andare avanti ore»…
«Ci vengono magari nella parte finale della stagione, ma i punti contano allo stesso modo tanto alla fine quanto all’inizio. Io sono convinto che questa squadra meriti uno scenario diverso. Lo so, Masnago ha anche dei difetti, la curva è lontana dal campo, ma allora sarebbe mezzo vuoto anche a fine campionato.
Non vorrei però che passasse il concetto che il Varese sia una squadra abbandonata a se stessa, dove a nessuno frega niente di lei».
«Ma è il presidente Laurenza che deve essere bravo a coinvolgere anche le istituzioni. Io credo che finché non si ha la sensazione a livello nazionale che il Varese sia un club forte, difficilmente ci potremo aspettare dei favori o degli aiuti da qualcuno (arbitri, stampa e tv nazionali ecc, ndr)».
«Noi dobbiamo continuare a lavorare. E arrivare al più presto a 50 punti. Poi sognare non ce lo può negare nessuno»
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