VARESE La macchina è splendida: Mercedes R320, nera, anno 2008, nemmeno trentamila chilometri percorsi. Ci sono le immagini: muso, abitacolo, dettagli dei rivestimenti (rigorosamente in pelle), motore. Ma soprattutto c’è il prezzo: 15.400 euro.
Possibile resistere alla tentazione di inviare una mail con una proposta d’acquisto? No, resistere non si può davvero, come spiega l’estensore di una delle tante denunce pervenute negli ultimi mesi alle forze di polizia (alla stradale in particolare) da parte di acquirenti varesini gabbati via internet. Paghi caparre, anticipi, spese di spedizione, spese di sdoganamento e chissà di che altro, ma alla fine ti ritrovi con un pugno di mosche in mano. Gli episodi si ripetono, si moltiplicano, casi limite di truffe su cui indaga la procura comasca e che colpiscono per la precisione con cui vengono architettate. Per esempio: l’annuncio per la Mercedes prevedeva che gli offerenti si facessero vivi con una mail spedita a un indirizzo di posta elettronica che poteva richiamare quello di un concessionario realmente esistente, ma dietro, in realtà, si celavano i truffatori. Una volta stabilito il contatto, l’offerente riceve un contratto da compilare e restituire previo pagamento di una caparra del 25% del prezzo stabilito: è una somma cui se ne aggiungono subito altre, come, per esempio, le fantomatiche spese per pratiche doganali, visto che la Mercedes, che prima era all’estero, ora è in dogana in attesa del suo nuovo proprietario.
I soldi vanno versati su un conto estero, oppure inviati tramite Moneygram.
Naturalmente al momento del ritiro spariscono tutti. La vigilanza delle forze dell’ordine è massima, ma non basta: le truffe sono architettate con precisione, cura dei dettagli, nulla che faccia sospettare raggiri.
Internet è un pozzo senza fine per chi vuole cercare di piazzare auto usate che in realtà non esistono o, viceversa, per chi voglia fingersi interessato a un acquisto: nelle ultime settimane, a Varese, si sono verificati anche diversi episodi, con modalità sempre analoghe. Il truffatore naviga sul web alla ricerca di auto usate da acquistare, contatta il venditore e si dichiara interessato. Poi gli dà un appuntamento, generalmente in luoghi facilmente raggiungibili, e anziché presentarsi con i contanti o con formule più garantite di pagamento, chiede di poter saldare con assegni. Ingolosiscono il venditore proponendogli somme più elevate, due, tremila euro in più, purché, appunto, accetti quei titoli di credito. Guarda caso è sempre venerdì, le banche sono sempre lì lì per chiudere fino a al lunedì successivo, e gli assegni sempre uguali: finti, rubati o scoperti. E quando la verità viene a galla, la macchina ha già preso il volo.
e.marletta
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