– Un giro di società fittizie ad incastro che cambiano spesso titolare per un business da mezzo milione di euro. La merce? Comprata da terzi, non pagata e rivenduta online. E la truffa del pellet è servita. Nella vendita di pellet, infatti, si erano specializzati i sodali di questa catena del pacco anche se, ultimamente, pare avessero deciso di espandere l’attività ad altri segmenti di mercato acquistando (sempre
senza pagare) prelibati salumi e insaccati trentini. La maxi truffa è stata sventata dai militari della compagnia della guardia di finanza di Varese impegnati in una rapida quanto efficace indagine coordinata dal pubblico ministero . L’attività è ancora in corso; nei giorni scorsi sono state eseguite alcune perquisizioni tra Varese e la bassa comasca dove i presunti truffatori hanno aperto anche dei punti vendita specializzati con ricca esposizione.
Perché accontentarsi del mercato “digitale” quando c’è la possibilità di radicarsi sul territorio? La vendita online, di fatto, è quella che ha “incastrato” i sodali che i finanzieri stanno ora identificando: si parla di una banda di tre slavi, compresa un’addetta alle vendite collocata in uno degli “show room” del gruppo, e di un varesino, ultimo intestatario della società madre, quella oggi fallita che ha fatto da grande contenitore per tutte le altre scatole cinesi.
Da capire se l’uomo è un mero prestanome, oppure avesse davvero un ruolo di spicco in seno al sodalizio. Il businessplan del gruppo era semplicissimo. Attraverso le società fittizie venivano acquistati grandi quantitativi di pellet in diverse parti d’Italia. Non solo nel Varesotto: gli ordini nel mirino dei finanzieri sono stati fatti anche a ditte con sede in Trentino, ad esempio.
Una volta ricevuto il carico nessuno pagava il conto: si parla di ordini che raggiungevano anche gli 80mila euro a carico, quindi cifre decisamente ingenti nell’economia di un’azienda.
Il creditore restava con un palmo di naso perché rintracciare una società che esiste soltanto sulla carta non è cosa affatto semplice. Forti di questa copertura a questo punto i presunti truffatori piazzavano in vendita sul web il prodotto. Il sito più gettonato è subito.it (estraneo alla vicenda), scelto molto probabilmente perché noto e considerato affidabile.
Da quella vetrina le società vendevano in tutta Italia e potenzialmente in mezza Europa pellet a prezzi stracciatissimi.
Prezzi che i sodali si potevano permettere avendo ottenuto la merce a costo zero.
I finanzieri hanno seguito le tracce di consegna attraverso il web arrivando agli ordini di spedizione perché nel frattempo cominciavano ad arrivare denunce da mezza Italia.
Attraverso la traccia telematica prima, e un lavoro di intelligence poi, i militari delle fiamme gialle hanno ricostruito tutta la filiera arrivando infine in via Peschiera.
Intanto stanno arrivando i primi risultati dalle perquisizioni eseguite negli show room del Varesotto: la provenienza di oltre 67 quintali di pellet, approdati a Vraese e provincia da ogni dove, è al vaglio dei finanzieri. Al momento sono già stati sequestrati 170 sacchi da 15 chili di pellet ciascuno. Ma già alcuni rivenditori che hanno sede in Toscana hanno contatto le gdf di Varese in quanto vittime di una truffa del tutto identica a questa.
È quasi certo che l’elenco delle vittime e ovviamente della merce che finirà sotto sequestro è destinata ad allungarsi in modo considerevole.













