All’esame di teoria per la patente si sono presentati attrezzati come due 007. Auricolari minimal nascosti sotto il cappellino, microfoni celati sotto il giubbotto. Il tutto per un collegamento telefonico illecito con “l’esterno”: ovvero con chi avrebbe dovuto suggerirgli le risposte a delle domande che, in realtà, i due furbetti della patente a quanto pare faticavano addirittura a leggere. Alla fine a smascherare gli imbroglioni sono intervenuti alla Motorizzazione Civile di via Cà Bassa, dove l’esame era in corso, gli agenti della squadra volante della questura di Varese.
Nonostante l’attrezzatura da James Bond di periferia i due bari hanno avuto grossi problemi di atteggiamento. Tanto da insospettire da subito gli esaminatori. I poliziotti sono dovuti intervenire in due momenti diversi. I due imbroglioni non erano infatti in combutta: avevano deciso in autonomia di cercare il bluff. Il primo furbetto, 34 anni, ha immediatamente attirato l’attenzione della commissione d’esame perché è entrato nella stanza indossando un capellino e non lo ha mai tolto.
L’attenta osservazione degli esaminatori ha permesso loro di scoprire un auricolare posto nel capellino, grazie al quale gli venivano suggerite le risposte. Immediatamente è stata allertata la sala radio della questura che ha inviato sul posto un equipaggio della Volante.
Giunti sul posto gli agenti hanno constatato quanto gli era già stato anticipato dai esaminatori, in particolare hanno accertato che il giovane, per non far notare il cavo dell’auricolare, lo aveva incollato sul cuoio capelluto coprendolo con i capelli. Dopo neanche mezz’ora un altro equipaggio delle Volanti è stato chiamato ad intervenire nuovamente presso gli stessi uffici, dove un altro cittadino pakistano aveva attirato l’attenzione degli esaminatori per una strana “protuberanza” all’altezza del petto.
Dal controllo effettuato dagli agenti è stato rinvenuto un telefono cellulare e una radiolina ricetrasmittente incollati sulla maglietta da lui indossata.
L’auricolare utilizzato da quest’ultimo è risultato più sofisticato: infatti era del tipo “senza fili” con una micro antenna per la ricezione delle comunicazioni e di dimensioni tali che gli hanno permesso di infilarlo in profondità nel padiglione auricolare, in modo da non essere visto. I due sono stati denunciati per truffa ai danni dello Stato, la fattispecie di reato normalmente applicata in questi casi. Sono in corso indagini al fine di risalire ad eventuali altri complici. Di fatto qualcuno che dall’esterno suggeriva ai due le risposte corrette per riuscire a superare il test doveva esserci per forza.
Anche il quel caso almeno due diverse persone visto che i due furbetti, come detto, hanno messo a punto il piano separatamente. I complici, ovviamente, rischiano adesso la stessa accusa di truffa ai danni dello Stato in concorso. Non è purtroppo la prima volta che a Varese si registrano casi simili. È almeno il terzo caso negli ultimi due anni risolto sempre dagli agenti della polizia di Stato. Curiosamente in tutti i casi chi ha tentato il bluff era di nazionalità pakistana.
Anche nei primi due casi lo spy-kit era di tutto rispetto con microfoni incollati addosso agli aspirante autisti.













