Credere nei giovani è ancora doveroso

L’editoriale di Matteo Fontana

Impasticcati e alcolizzati nelle discoteche, oppure ladri maldestri di auto. Queste le immagini dei diciottenni di oggi che ci offrono la cronaca nazionale e quella locale in questi giorni.

Tutti abbiamo letto della triste vicenda della discoteca Cocoricò di Riccione, tempio del divertimento dei giovanissimi, dove ha trovato la morte per overdese un ragazzino di 16 anni. L’Italia come al solito si è divisa tra favorevoli e contrari al provvedimento di chiusura per quattro mesi del locale disposto dal ministro Alfano, perdendo di vista il vero problema, quello di capire cosa spinge un diciottenne oggi a fare uso di sostanze stupefacenti o ad abusare di alcool. Idem sulla vicenda tutta varesina del furto di un’auto della vicina di casa ad opera di tre minorenni, che volevano andare a farsi un giro, durato lo spazio di appena qualche metro, giusto il tempo di andare a sbattere contro un muro. Due episodi, ma ne potremmo citare altri che avvengono magari direttamente a scuola, che forniscono un’immagine disarmante di una generazione che pensa soltanto a divertirsi e a farsi del male, per noia o per mancanza di prospettive future chissà.

Ma ci sono anche notizie che riguardano i diciottenni di oggi che per fortuna allargano il cuore di noi cittadini più grandi. Leggere i risultati di un sondaggio tra i giovani neodiplomati, effettuato in questi giorni da Openjobmetis, l’agenzia per il lavoro di Gallarate, ci ha sorpreso e rinfrancato. Solo il 6% degli interpellati ha infatti risposto di volersi godere l’estate, senza pensare al proprio futuro o lavorativo o

universitario. Una percentuale molto bassa, che mette in luce la maturità, non solo quella conseguita a scuola, ma quella del cervello che è più importante, dei nostri diciottenni. Molti di loro dichiarano di voler fare un’esperienza di studio o di lavoro all’estero o comunque di misurarsi con la vita reale, fatta di sacrifici ma anche di soddisfazioni. Altro che generazione Cocoricò: i nostri diciottenni sanno essere molto di più.

Si dice che quella dei neomaggiorenni di oggi sia una generazione “sfigata”, perché la società odierna è quella che è, non ci sono più i valori di una volta e i soliti bla bla bla che sanno di sociologia da supermercato, con luoghi comuni un tanto al chilo. Forse la generazione dei nostri nonni e dei bisnonni dei diciottenni di oggi ha avuto vita facile, visto che ha combattuto guerre e ricostruito un Paese ridotto in macerie? Non scherziamo. Le ragazze e i ragazzi di oggi hanno infinitamente più mezzi a loro disposizione, pensiamo soltanto alle tecnologie, per imporsi nella società e nel mondo del lavoro. Hanno una testa e una mentalità diversa dai propri nonni e genitori ma questo direi che è naturale e inevitabile. Diverso però non vuol dire necessariamente peggiore.

Siamo convinti che i ragazzi di oggi abbiano bisogno soltanto di un po’ di fiducia in più per tirare fuori il meglio che c’è dentro di loro e che è tanto. Non fermiamoci per favore al Cocoricò o contro il muro dove l’auto rubata a Varese è andata a sbattere. Del resto, sono loro la classe dirigente del futuro ed io ho fiducia nei sindaci, negli assessori, nei professionisti, negli insegnanti e negli imprenditori di domani.