Roma, 4 ott. (TMNews) – Mercati dell’Europa sempre in sofferenza, tra nuovi pesanti cali delle Borse e dell’euro, che però è risalito in serata, mentre continua a pesare l’allarmismo sulla crisi debitoria della Grecia, che resta con il fiato sospeso sulla possibilità di ricevere nuovi vitali aiuti dai partner dell’area euro. A mettere in rilievo le potenziali ricadute negative di questa vicenda oggi è emerso in maniera dirompente anche il
caso Dexia. La banca franco belga è esposta per oltre 20 miliardi di euro sui bond dei paesi periferici dell’area, si profila uno spezzatino con ristrutturazione, con l’ipotesi di creare una bad bank – un veicolo in cui far confluire le attività più problematiche – ha aperto gli scambi andando a picco del 30 per cento. Successivamente le autorità di Francia e Belgio hanno affermato di esser pronte a sostenere l’istituto.
Ma intanto il caso ha fornito un possibile primo esempio di cosa si rischia nel settore bancario europeo in caso di una spirale negativa della crisi sui debiti pubblici. A Milano il Ftse-Mib accusa ha chiuso al meno 2,72 per cento, Londra con un meno 2,58 per cento, Parigi al meno 2,61 per cento, Francoforte al meno 2,98 per cento. Intanto l’euro, dopo esser sceso fin sotto 1,32 dollari, a fronte di 1,34-1,35 della scorsa settimana, in serata recupera terreno a quota 1,3305.
Le tensioni della Finanza hanno finito per intaccare anche l’economia reale. Nella sua ultima audizione al Parlamento Europeo, il presidente della Bce Jean-Claude Trichet ha avvertito che ormai ci si attende una crescita solo “molto moderata” nel secondo semestre, mentre i rischi di rallentamento sono aumentati. Invece a dispetto della recente accelerazione si prevede una inflazione
in rientro sotto il 2 per cento il prossimo anno. Segnali che potrebbero rilanciare le attese di futuri tagli dei tassi di interesse dalle Bce, che giovedì vedrà tornare a riunirsi il Consiglio direttivo. Sarà l’ultimo consiglio di inizio mese sotto la presidenza Trichet, a cui da inizio novembre subentrerà Mario Draghi, governatore della banca d’Italia.
Intanto sempre la Bce ha riferito che le somme parcheggiate dalle banche presso il suo deposito a brevissimo termine, una sorta di porto sicuro, hanno stabilito un nuovo massimo da inizio anno: 209 miliardi di euro. Questi fondi non rendono quasi nulla, ma evidentemente molte banche in questa fase preferiscono la sicurezza ai rischi.
Ieri sera l’Eurogruppo – che precedeva il consiglio Ecofin tra responsabili economici dell’Unione europea oggi in Lussemburgo – ha ribadito che la decisione sull’eventuale versamento di una nuova tranche di aiuti alla Grecia verrà presa solo dopo aver ricevuto il parere dei tecnici di Commissione Ue, Bce e Fmi, la “troika” che prosegue la sua missione ad Atene. Intanto nel fine settimana la Grecia ha avvertito che a causa della gravità della recessione economica non sarà in grado di centrare pienamente gli obiettivi di risanamento dei conti su 2011 e 2012.
Il tutto torna a farsi sentire in negativo anche sui titoli di Stato dell’Italia, facendo ampliare il differenziale di rendimento rispetto alle emissioni della Germania. Stamattina lo spread Btp-Bund sulla scadenza decennale ha segnato un picco a 386 punti base, o 3,86 punti percentuali, laddove la scorsa settimana aveva chiuso sotto quota 360 punti base. Un divario che resta di 40 punti base superiore a quello dei bond della Spagna rispetto ai Bund.
Infine ma non ultimo si profilano nuove tensioni anche tra Stati Uniti e Cina: Pechino ha aspramente criticato un progetto di legge Usa che prevede di imporre dazi sui paesi che tengono artificiosamente bassi i cambi valutari oper favorire il loro export. La questione rischia di riaccendere i timori di una guerra globali sulle valute, scenario che già era stato evocato a più riprese nei mesi scorsi. A risollevare la situazione, almeno oltre Atlantico è stato il presidente della Federal Reserve, che ha ribadito l’intenzione della banca centrale di assumere nuove misure a sostegno di una economia che si sta indebolendo. A metà seduta Wall Street vira al contrastato, se il Dow Jones segna un meno 0,51 per cento, il Nasdaq mette invece a segno un recupero dell’1,56 per cento.
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