Qualche ramo dall’albero genealogico del rock anni Sessanta e Settanta: dagli Animals ai Beatles, da Jimi Hendrix agli Eagles e su, fino ai Deep Purple. Ma non mancano, nella nuova avventura discografica di Alex Carreri – di scena venerdì 6, alle 21, al Centro Formazione Musicale (ingresso euro 10; 7 per gli iscritti al “67 Jazz Club Varese”) – Sade e Stevie Wonder con “Don’t you worry ‘bout a thing”.
Brano di successo, quest’ultimo, che dà anche il titolo al disco di un Carreri in grande forma ispirato dalle melodie intramontabili e dal ritmo che prima conquista i piedi e, poi, la testa.
Nato nel 1972 e diplomato in contrabbasso a Vibo Valentia, Carreri studia e si incuriosisce: prima ascolta Jaco Pastorius, Marcus Miller e John Patitucci e poi si specializza al fianco di Alain Caron, Paolo Costa e Riccardo Fioravanti.
Dalla jazz-fusion al pop e dal rock al blues, i suoi orizzonti musicali si impreziosiscono di sempre nuove squisitezze tecniche al servizio, nel 2003, anche di Andrea Mirò ed Enrico Ruggeri.
Da qui prende il via la sua musica fatta di spessore ed esperienze acquisite con Rino Zurzolo (spesso contrabbassista di Pino Daniele), Laura Fedele, Beppe Caruso. Un vortice di movimenti sonori nei quali Carreri si diverte ad applicare il linguaggio, e gli arrangiamenti jazzy, ai famosi temi che hanno contribuito a rendere grande la Storia della musica. Ed è questo che il giovane di Pizzo Calabro propone venerdì con Luca Cacucciolo al pianoforte, Luciando Zadro alla chitarra e Maxx Furian alla batteria. Un “sound fresco e contemporaneo”, fa sapere il gruppo, che si sposa rapidamente alla chimica musicale di canzoni trasformate da una sintesi di funk, soul e latin jazz. Lecito aspettarsi “Hotel California”, “Smoke on the water”, “House of the rising sun”, “Foxy lady” o “While my guitar genlty weeps”. Godimento assicurato.
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