Roma, 15 mar. (Apcom) – I quattro volontari di Medici senza frontiere rapiti mercoledì notte in Darfur, tra cui l’italiano Mauro D’Ascanio, sono stati liberati ieri in un’area remota della regione sudanese a circa 300 chilometri da El Fasher. La notizia di una felice conclusione del sequestro è stata comunicata da fonti del governo sudanese e, dopo una lunga e cauta attesa, anche
dalla Farnesina, che ha confermato che nessun riscatto è stato pagato. Tutti gli ostaggi “sono in buone condizioni di salute” e, dopo avere raggiunto El Fasher, saranno trasferiti a Khartoum. Resta il dubbio sui motivi del sequestro poiché le autorità sudanesi hanno voluto esplicitamente collegarlo a un atto di ritorsione ‘patriottico’ dopo il mandato di cattura internazionale spiccato contro il presidente sudanese Omar al Bashir.
Venerdì sera sempre da fonte sudanese, si era già diffusa la
notizia della liberazione dei quattro ostaggi, in un primo
momento confermata e poi smentita da Msf e dalle autorità
italiane. Il rilascio, in realtà, è avvenuto quasi 24 ore dopo,
ma Medici senza Frontiere e Farnesina oggi hanno atteso di
stabilire un contatto diretto con gli ex ostaggi per annunciare
l’effettiva conclusione del sequestro.
A comunicare per primo il rilascio degli ostaggi è stato Ali
Yousif, responsabile del protocollo del ministero sudanese degli
Affari Esteri. “Sono stati liberati, lo confermo. Sono tutti in
buona salute”, ha detto precisando che “in serata saranno
trasferiti a Khartoum”. La televisione sudanese ha mostrato le
immagini del loro arrivo a El Fasher, a bordo di un elicottero.
In città sorge la base della missione Onu-Ua nella regione. E una
portavoce dei peacekeepers internazionali, Josephine Guerraro, ha
potuto confermare con un sms che i quattro ostaggi erano “in
buona salute”.
E’ stato poi uno degli stessi ex ostaggi, il francese Raphael
Meunier, a spiegare: “Voglio dire a tutti che stiamo bene, siamo
tornati e siamo in buona salute. Più tardi potremo parlare con
calma, adesso i nostri pensieri vanno alle famiglie”. Da parte
sua la Farnesina ha spiegato che l’ambasciata italiana a Khartoum
ha potuto stabilire un contatto con D’Ascanio.
Secondo la Farnesina non è stato pagato alcun riscatto, come ha
dichiarato anche il governatore del Darfur Osman Kebir. Per Kebir
però, il sequestro del medico italiano Mauro D’Ascanio, del
francese Raphael Meonier, della canadese Laura Archer e del loro
collega sudanese Sharif Mohamadin sarebbe stato la ritorsione di
un gruppetto al mandato di cattura spiccato dal tribunale penale
internazionale dell’Aia contro il presidente sudanese, Omar al
Bashir. “E’ stata una reazione alla decisione del Tpi” ha detto
Osman Kebir. I sequestratori, ha aggiunto, credevano “di agire
per il bene del paese” ma, ha aggiunto, hanno fatto più male che
bene; alla fine il rilascio sarebbe avvenuto senza condizioni. Da
parte sua la Farnesina non ha voluto commentare l’interpretazione
fornita da Osman Kebir sulle ragioni alla base del sequestro.
Resta ora aperta la questione del coinvolgimento di Medici senza
Frontiere e di altre organizzazioni in Darfur, dove centinaia di
migliaia di profughi vivono grazie all’assistenza umanitaria.
Dopo il mandato di cattura spiccato dal Tpi, Khartoum ha espulso
13 ong dalla regione sudorientale. Msf da parte sua ha lasciato
solo 2 persone in loco ritirando tutti gli operatori dopo il
sequestro. “Siamo estremamente sollevati del fatto che i nostri
colleghi stiano bene e in buone condizioni”, ha dichiarato
Christopher Stokes, direttore generale di MSF Belgio.
Ma “il rapimento di operatori umanitari mette in pericolo
l’assistenza umanitaria rivolta alle popolazioni in pericolo. Il
nostro lavoro medico indipendente deve essere rispettato se
vogliamo continuare a lavorare in zone di conflitto per salvare
le vite ci coloro che soffrono di più”, ha commentato Stokes,
precisando che MSF non può ancora prevedere in che modo potrà
continuare le attività di assistenza medica in Darfur.
Coa
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