Roma, 27 gen. (Apcom) – Davos e la crisi: due termini
indissociabili in questo 2009, spiega il direttore generale del
Forum economico (WEF) André Schneider che, in un’intervista
concessa a SwissInfo, invita le parti a un mea culpa generale
sottolineando che forse, grazie alla crisi, le voci critiche che
avevano preannunciato la tempesta in arrivo saranno maggiormente
ascoltate. Responsabile operativo, André Schneider è arrivato al
WEF nel 1998 dopo una carriera in campo musicale e informatico.
Ricopre anche il ruolo di vice presidente del consiglio di
fondazione del Forum economico, in programma dal 28 gennaio al 1°
febbraio a Davos.
Schneider spiega così il primato in fatto di partecipazione
registrato nell’edizione 2009 del Forum “In questo periodo di
crisi, caratterizzato da una grande insicurezza, il bisogno di
condividere le proprie preoccupazioni si fa sempre più
impellente. La gente ha compreso la necessità di dialogare con i
responsabili di altri settori economici e di diverse regioni del
mondo, con i politici e con la società civile. Il forum di Davos
è l’unico luogo informale di incontro dove poter analizzare
assieme da dove veniamo e vagliare le possibili soluzione su dove
e come andare avanti”.
All’obiezione che anche alcuni responsabili della crisi verranno al Forum, il direttore generale replica: “Sono a Davos perché devono essere implicati nella ricerca di una soluzione. Si tratta dei principali dirigenti della finanza e non è possibile elaborare una strategia futura escludendoli da ogni discussione. La crisi ha mostrato in modo più che
evidente quanto questo settore sia importante per noi! D’altra parte – aggiunge – sono numerosi i partecipanti al forum – attivi in ambiti diversi – che non hanno alcuna responsabilità in questa crisi, ma ne subiscono comunque le conseguenze. Bisogna essere onesti: non tutti gli attori economici hanno svolto un ruolo analogo dall’inizio della crisi…”.
Quale può essere allora il ruolo di Davos di fronte a una crisi
sistemica? “Prima di tutto – risponde Schneider – questo forum
permetterà di lanciare il dibattito sulle azioni intraprese a
corto termine. Non bisogna dimenticare che l’inizio della crisi è
legato anche alla scelta della banca centrale americana di
fissare un tasso direttore molto basso. E inoltre, bisogna fare
attenzione a non provocare un’ulteriore crisi che, secondo la
nostra esperienza, sarà ancora peggiore di quella attuale. In
secondo luogo – aggiunge il direttore generale – Davos faciliterà
la discussione sulle strategie economiche future che dovranno
integrare anche una dimensione di sostenibilità. Se la crescita
economica è indispensabile per far fronte alle sfide mondiali,
bisogna prendere in considerazione anche le diverse forme di
economia sostenibile, attenta alle sfide climatiche ed
ecologiche”.
E d’altronde, chiede Pierre Francois Besson di SwissInfo,
l’arrivo della crisi non era stato previsto da molti, nemmeno
nella cerchia di Davos. “Non è assolutamente vero: ne avevamo
discusso già due anni fa – replica il direttore generale del Wef
– nel quadro di dibattiti particolarmente accesi. Ognuno deve
però assumersi le proprie responsabilità: noi non siamo stati in
grado di ascoltare le voci critiche e i segnali all’orizzonte.
Bisogna anche considerare che il WEF non è un governo. Non
prendiamo decisioni, ma cerchiamo soltanto di lanciare dei
dibattiti critici che permettano alle autorità di identificare le
sfide future, i rischi da assumersi e le scelte possibili.
Abbiamo visto chiaramente lo scorso anno che quando tutti
propendono per una direzione – politicamente corretta – è
difficile far passare questo tipo di messaggio.
Forse, grazie alla crisi, queste voci critiche saranno
maggiormente ascoltate e verranno prese in considerazione le
sfide reali, già affrontate lo scorso anno a Davos, ma di cui non
tutti hanno tenuto conto”.
BOL
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