Abbiamo incontrato Dene venerdì sera in corso Matteotti. L’uomo, di 77 anni portati benissimo, stava chiedendo l’elemosina.
Quella di Dene è una storia comune ai molti migranti in fuga dalla propria terra, ma quello che colpisce di questo uomo quasi di altri tempi, per i modi gentili con cui si pone e la compostezza e pulizia anche nell’abbigliamento, è il la forza d’animo che lo ha spinto a percorrere tutti quei chilometri che separano la Serbia dal nostro Paese in macchina. Dene non si è fermato davanti a nulla e alle numerose insidie che ha incontrato in un mese di viaggio. Perché non poteva: il luogo da cui è fuggito si chiama guerra, fame, miseria.
«Ho perso tutto e tutti con le alluvioni che hanno colpito la nostra area nel mese di maggio: della mia famiglia non è sopravvissuto nessuno – racconta – Nel mio Paese, la mia era una famiglia che stava bene: i soldi non ci mancavano, non eravamo ricchi ma non ci mancava nulla». Poi la sciagura. «L’unica differenza
rispetto alla guerra è che sono morte meno persone: contemporaneamente il mio mondo è finito. Quando ho perso moglie, figli, nipoti e la mia casa non avevo più nulla che mi legasse a quella terra. Avrei voluto lasciarmi morire, ma invece ho deciso di fare quello che non avevo mai fatto: viaggiare in cerca di fortuna».
L’uomo racconta di aver sentito sempre raccontare grandi cose dell’Italia. «Non ho mai capito se fossero leggende o verità. Alcuni conoscenti sono a Varese così sono venuto qui».
Un viaggio fatto di difficoltà e imprevisti. «In Bosnia ho bucato una gomma, ero in mezzo al nulla e per due giorni non ho incontrato nessuno. Poi, un contadino mi ha trovato e mi ha dato una mano, trovandomi una gomma per rimettermi in viaggio. In Slovenia mi è venuta la febbre alta e per circa cinque giorni non sono riuscito a guidare. Una signora del posto mi portava tutti i giorni della zuppa e dei medicinali».
Dene ha fatto capolino nella nostra città circa due settimane fa. «Dormo in macchina in piazza mercato e mangio dalle suore». Questo però non gli ha impedito di perdere la sua dignità. «Cerco di tenermi sempre in ordine, mi lavo i vestiti o a casa di conoscenti dove mi faccio anche la doccia, oppure nei bagni pubblici delle stazioni o del McDonald’s».
Così l’uomo per racimolare qualche soldo si è messo a fare l’elemosina tra il corso e via San Martino. «Mi vergogno, ma non posso fare altro».
Venerdì sera, però, Dene era demoralizzato. «Le persone passano e non si accorgono nemmeno di me, qualcuno mi ha persino urtato perché non mi aveva notato. Questa sera non ho racimolato solo 4 euro».
Intorno alle 23.30, stanco di sostare fermo in piedi mentre la movida cittadina inizia a fare baldoria, Dene decide di far ritorno alla sua automobile. Solo per poco, perché alle prime ore dell’alba, essendo sabato giorno di mercato, è dovuto sloggiare per far spazio alle bancarelle.
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