Donna e sindaco: noi la vogliamo così

Abbiamo chiesto a tre volti noti della città cosa farebbero se nel 2016 entrassero a Palazzo Estense. Piazza: «Puntare sui rioni». Dimaggio: «Servizi, scuole e fasce deboli». Rosa: «Bellezza e sicurezza

L’8 Marzo è la festa della donna. La giornata in cui si festeggia la figura femminile. Ma a volte più che una giornata di festa, pare come una giornata di “alibi” per molti uomini, soprattutto politici. Dove magari un mazzettino di mimosa basta a “lavarsi la coscienza” per gli altri 364 giorni all’anno. L’esempio più eclatante, che emerge dalle voci di donne in politica che abbiamo intervistato, chiedendo a ognuna di loro cosa farebbe e che idea avrebbe di Varese, se fosse sindaca, sono le recenti nomine del consiglio d’amministrazione

della Fondazione Molina. Cinque uomini su cinque posti disponibili. Tutto legale. Ma alla faccia delle pari opportunità. In attesa che a Varese questa tendenza possa essere invertita, magari con l’elezione di una sindaca donna (nel 2011, andando al ballottaggio,del Pd ci era quasi riuscita), abbiamo sentito tre protagoniste della vita politica varesina: , assessore comunale a Sport e Rioni e unica donna in giunta, in quota Lega Nord. , segretaria del Circolo Pd Varese 4. E , già candidata al consiglio per il Pdl, dirigente del Movimento Italia Nazione.

Secondo Maria Ida Piazza, la vocazione di Varese si trova ancora nella laboriosità dei cittadini.
«Ancora oggi la possiamo identificare come città a vocazione industriale – spiega – Ci sono tante realtà locali che cercano di tenere duro e andare avanti. Ma ha anche una forte caratterizzazione ambientale, un patrimonio di verde e giardini unico, sul quale occorre investire. In più c’è una vocazione all’associazionismo, sia di tipo sociale che sportivo, che mette in evidenza l’altruismo e che il principale valore di Varese».
Sul rilancio della città, per renderla più vivibile, «ci sono ancora molte azioni che possono essere fatte, ma in generale Varese è già tra i comuni che offrono i servizi migliori ai cittadini».
«Probabilmente sono di parte, dal momento che come assessore mi occupo di Sport e Rioni. Tuttavia, girando i quartieri con lo sportello rionale, punterei subito alla sistemazione delle periferie, effettuando i lavori indicati dai cittadini. Una cosa difficile, per via dei vincoli del patto di stabilità. Ma sarebbe quella la priorità».

La vocazione di Varese, secondo , «si trova nella sua trasformazione in città di servizi, una città che diventa flessibile, e non può rimanere ferma su modelli rigidi. Che tenga presente anche le specificità di genere. E quindi diventi una città di servizi, puntando sull’idea di conciliazione dei tempi, per fare un esempio, e sulla flessibilità, aperta quindi ad una progettazione costante, equa e migliore». Sul metodo di rilancio della città «bisogna analizzare

bene i bisogni delle persone che vi vivono, migliorando i servizi, e quindi impostando trasporti, apertura degli uffici, asili nido e scuole sulla base delle esigenze delle famiglie». In più, una città che sia «attenta ai problemi degli anziani e dei giovani». La prima cosa che farebbe come sindaca? «Punterei sulle scuole, potenziando fin dove sia possibile le strutture e l’offerta. E valorizzerei il Sacro Monte, ovviamente senza parcheggio alla Prima Cappella».

Yvonne Rosa vede come vocazione principale «la bellezze della città e del territorio. Credo Varese si caratterizzi per questo, e se anche in molti lo hanno già detto, secondo me bisognerebbe creare i presupposti per lo sviluppo turistico».
Sul rilancio e sulla vivibilità la parola d’ordine di Rosa è “sicurezza”.
«Una città più sicura, intervenendo dove si creare il degrado. Che nasce anche solo da una via poco illuminata, dove le donne hanno paura a camminare quando fa buio, per raggiungere l’auto parcheggiata. E lottare per il decoro, aumentando il sistema di videocamere e di controlli, per evitare furti e vandalismi».
Sempre la sicurezza sarebbe al centro della sua prima azione come sindaca, «dal momento che rappresenta la priorità per la vivibilità della città. Ma anche la realizzazione di un polo sportivo, soprattutto per i giovani».