Profughi, sono già 200 quelli in “lista d’attesa” per sbarcare in provincia di Varese. Ma la Prefettura non riesce a reperire soluzioni alloggiative idonee. «Il numero continua a crescere» ammette il prefetto . E gli enti locali non rispondono all’appello: «Facciamo resistenza passiva» ribadisce il sindaco di Varese .
Le assegnazioni per la provincia di Varese di richiedenti asilo, da parte del ministero degli interni, arrivano quotidianamente: ieri otto, oggi ne sono attesi quattro, domani altri otto. In attesa di spazi per alloggiarli, restano “parcheggiati” a Bresso, nella tendopoli allestita dalla Croce Rossa nella zona dell’aeroporto, che è un po’ uno hub regionale dell’accoglienza dei profughi che sbarcano senza sosta sulle coste del Sud Italia.
Ma il numero degli “arretrati”, che settimana scorsa era a quota 150, è già salito a 200. «Ed è destinato a crescere, man mano che si verificano ulteriori sbarchi» ammette il prefetto Zanzi, impegnato a gestire una situazione che si fa giorno dopo giorno sempre più complessa. Sì, perché l’appello agli enti locali a mettere a disposizione strutture per alloggiare i profughi continua a cadere nel vuoto. «La prospettiva è sempre quella di cercare soluzioni adeguate e di far fronte alle esigenze – ammette Zanzi – continuiamo a scandagliare sul territorio per individuare soluzioni alloggiative e compiere tutti gli sforzi necessari per cercare di risolvere il problema. Soluzioni calate dall’alto? Ad oggi non sono previste, ma sarebbero attuabili solo in strutture di proprietà del governo».
Dunque, dove verranno piazzati i 200 richiedenti asilo che toccano a Varese e provincia? Si cercano capannoni industriali che possano essere utili alla bisogna, mentre l’ipotesi di allestire un campo profughi sarebbe stata subito scartata dalla stessa Croce Rossa.
«In quel caso andrei a Roma ad oppormi, ma non credo si arrivi a quel punto – fa sapere il sindaco di Varese, Attilio Fontana – Noi non abbiamo immobili da offrire, ma se la Prefettura perseguisse soluzioni in autonomia potremmo fare solamente resistenza passiva, oltre alle verifiche sull’abitabilità che ci competono. La linea dei sindaci della Lega è sempre la stessa, e mi sembra una linea di buon senso rispetto a migrazioni non spontanee ma indotte. Solo opponendoci possiamo indurre il governo a cambiare rotta».
Il vicepresidente della Provincia sottolinea un altro aspetto, criticando il ministro degli interni del suo stesso partito : «Il problema è il mancato turnover nei centri di accoglienza. Non è possibile che in Germania ci vogliono 40 giorni per definire o meno lo status di rifugiati, mentre da noi come minimo un anno, e poi chi non ottiene l’asilo politico fa ricorso, con gli avvocati pagati dalla collettività, così può rimanere ancora un anno-un anno e mezzo».













