VARESE Chi dice che la politica si fa solo a Roma, dovrà ricredersi. E la conferma arriva dal più autorevole dei colonnelli del Carroccio, il ministro dell’Interno Roberto Maroni che, in un’intervista rilasciata al Mattino di Napoli, tra le altre cose ha confessato il suo desiderio segreto: chiudere la propria carriera come sindaco di Varese. «La mia carriera politica – ha spiegato Maroni – è cominciata 20 anni fa come consigliere di opposizione, vorrei finire facendo il sindaco della mia città, Varese».Insomma, da ministro dell’Interno a sindaco. Certo una scelta che non farebbero in molti, visto che la maggior parte dei politici – a Varese lo abbiamo visto circa due anni fa – lasciano gli enti locali per passare sugli scranni a Roma. Come Maroni ha invece fatto Roberto Formigoni che, eletto due volte in Senato, vi ha rinunciato per rimanere presidente della Lombardia. Nel caso di Formigoni però la questione ha avuto un’evoluzione diversa, visto che il governatore avrebbe rinunciato volentieri al Pirellone, ma solo in cambio di un Ministero «di peso». Che non ha ottenuto da Berlusconi. E quindi ha preferito rimanere in Regione, con un ruolo esecutivo e di vertice. Maroni fa eccezione. Dopo Bossi, è l’uomo più in vista nel Carroccio, guida il Ministero più importante e consegue ogni giorno risultati importanti sul fronte della criminalità organizzata. Tutto questo, senza avere mai dimenticato che la politica è legata anche alla propria piccola patria, in questo caso alla
sua città dove tutto ha avuto inizio. E infatti ha eletto Varese culla di varie sperimentazioni nel campo della sicurezza. Che il ruolo di sindaco poi sia importante per il ministro della Lega, lo dimostrano le dichiarazioni rilasciate nella stessa intervista a proposito del fatto che a Napoli servirebbe un sindaco capace di amministrare come fanno i leghisti al Nord. «I sindaci leghisti – continua il ministro – possono dimostrare con i risultati di aver introdotto livelli di forte efficienza nella gestione della spesa pubblica. Una esperienza che può essere utile per tutti. Anche perché hanno conseguito questo risultato senza avere fondi europei, senza avere leggi speciali come per Roma, senza avere quella pioggia di contributi e di soldi che molte città del Sud hanno avuto ma che non è stata sufficiente ad evitare lo sforamento del patto di stabilità». Maroni guarderebbe con invidia al loro ruolo. E un domani potrebbe decidere di fare il primo cittadino. Sempre che non sia chiamato a ruoli più importanti. In vista della successione a Bossi, appare sempre più chiaro che solo un uomo del suo calibro potrebbe riuscire a svolgere quel ruolo di collante che il Senatùr ha saputo avere. La Lega è infatti una federazione di leghe nazionali, dove le tre principali sono la Lega Lombarda, la Lega Piemont e la Liga Veneta. Occorrono una sintesi. E soprattutto molta autorevolezza. Questa la chiave di lettura fornita, tra le altre cose, da affaritaliani.itMarco Tavazzi
s.bartolini
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