Europee; Accordo su soglia 4%. Piccoli in piazza. Dubbi nel Pd

Europee; Accordo su soglia 4%. Piccoli in piazza. Dubbi nel Pd

Roma, 28 gen. (Apcom) – Alla fine l’accordo c’è, centrodestra e centrosinistra siglano l’intesa sull’introduzione di uno sbarramento al 4% nella legge elettorale per le europee e fissano già per martedì prossimo il ritorno dell’esame del provvedimento in Aula alla Camera. Walter Veltroni ottiene quella modifica alla legge elettorale che chiedeva da tempo e che non dispiace affatto nemmeno al Pdl, ma deve fare i conti con la rivolta dei ‘piccoli’,

in particolare quelli del centrosinistra che gridano al “golpe” e parlano di “norma salva-Veltroni”. E qualche perplessità si coglie anche nello stesso Pd, soprattutto nell’ala che fa capo ad Arturo Parisi e tra i dalemiani. Del resto, lo stesso D’Alema aveva esposto le sue perplessità sullo sbarramento, durante la riunione del coordinamento allargato del Pd che aveva deciso di dire no alle liste bloccate ma di accettare una soglia al 4%.

L’intesa è stata siglata da Pd e Pdl, sostanzialmente, grazie
anche alla ‘non belligeranza’ di Udc, Idv e Lega. Il 4% è una
soglia che non dovrebbe mettere a rischio nessuno dei tre partiti
e resta la possibilità di esprimere le preferenze, che Pier
Ferdinando Casini considerava irrinunciabile. Il Pd, del resto, è
convinto che la “vocazione maggioritaria” non possa essere
abbandonata e Veltroni e Franceschini replicano alle critiche
sostenendo che lo sbarramento favorirà anche la ricomposizione
della sinistra. Senza contare, aggiunge Franceschini che “in
tutti i Paesi europei” esiste uno sbarramento di questa entità.
Del resto, le polemiche il gruppo dirigente dei democratici le
avevano messe ampiamente in conto, ma la posta in gioco pare
troppo alta, visto che il risultato delle europee sarà
fondamentale per l’avvio della partita congressuale.

Ma, assicurano nel Pd, anche dalle parti del Pdl c’era interesse
a chiudere l’accordo. I ‘piccoli’, a cominciare da Prc, l’area di
Vendola e Sinistra democratica, parlano di norma “salva-Veltroni”
e adombrano contropartite che verrebbero assicurate dal Pd sul
cda Rai, sul federalismo, sulle intercettazioni. “Tutto questo –
dice Franco Giordano – avviene dietro un mercimonio sulla Rai,
con scambi e con modalità che puntano a cancellare le forme della
rappresentanza per garantirsi delle significative fette di
potere”. Un’accusa che Franceschini nega con forza.

In realtà, secondo il Pd, il Pdl ha accettato l’accordo perché ha
interesse ad evitare un proliferare di listine che potrebbero
sottrarre voti al neonato partito e intercettare magari il
malcontento per la crisi economica e per il crescente allarme
sicurezza. Senza contare che per Silvio Berlusconi un’implosione
dei democratici potrebbe rivelarsi più un problema che un
vantaggio, visto che rimetterebbe in moto progetti ‘centristi’
poco utili alla stabilità della maggioranza.

Ma se Prc, vendoliani, Verdi, Sd attaccano duramente, insieme a
Socialisti, Destra e tutti i ‘piccoli’, Paolo Ferrero ha oggi
frenato rispetto all’ipotesi di ‘rompere’ con il Pd anche a
livello locale: “Sono questioni distinte – ha risposto a chi gli
chiedeva se ci saranno ripercussioni – Per un errore
di Veltroni non vogliamo certo regalare tutti gli enti locali
alla destra”. Una presa di posizione che un dalemiano, poco dopo
commentava così: “Ma come? Ha già sbracato?”.

Non è un mistero, del resto, che nel Pd D’Alema vada da tempo
sostenendo che bisogna ricucire un filo anche a sinsitra e che
una forzatura sulla legge elettorale per le europee rischierebbe
di creare problemi anche a livello locale. Oggi Barbara
Pollastrini ha esplicitamente dato fiato a queste perplessità:
“La soglia del 4% è alta, el parlamento europeo, dove non esiste
un problema di governabilità sarebbe più utile e più rispettoso
rappresentare il pluralismo di opinioni e appartenenze del
Paese”. E anche Nicola Latorre, braccio destro di D’Alema, in
serata precisa il senso delle sue dichiarazioni a Redtv , che
erano sembrate un via libera all’accordo(“La soglia del 4% è un
buon compromesso”), spiegando che è un “compromesso che permette
di iniziare un discussione in Parlamento”. Latorre, infatti,
ribadisce: “Bisogna coniugare la battaglia contro la
frammentazione con l’obiettivo di garantire il massimo della
rappresentanza. Questo ragionamento aveva portato il Pd ad
indicare una soglia del 3%, che io reputo giusta”. Dunque, il 4%,
ripete, è “un compromesso che permette di iniziare la discussione
in Parlamento, vediamo come si svolgerà il confronto”. E polemico
è Franco Monaco, fedelissmo di Arturo Parisi: “Non si cambiano le
regole elettorali alla vigilia del voto, le furbate spesso sono
boomerang”.

Adm

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