Europee; Accordo tiene, domani riforma in Aula. Scontro Pd-Prc

Europee; Accordo tiene, domani riforma in Aula. Scontro Pd-Prc


Roma, 2 feb. (Apcom)
– Dopo tre mesi, l’Aula della Camera ci
riprova: torna domani pomeriggio all’esame dell’Assemblea di
Montecitorio la riforma della legge elettorale per le Europee.
Niente a che vedere con il testo varato dalla commissione Affari
Costituzionali lo scorso ottobre e poi affossato: quello
riscriveva totalmente la norma attuale, questo prevede una sola
modifica, l’inserimento della soglia al 4%. Il resto rimane
uguale: cinque circoscrizioni, voto di preferenza, nessuna ‘quota
rosa’.

Fin qui l’accordo tra i vertici di Pdl e Pd che, a meno di
cinque mesi dal voto per il rinnovo della delegazione italiana al
Parlamento europeo, ha resuscitato una riforma che sembrava non
dover più vedere la luce. Ma quella soglia non piace a molti,
fuori e dentro il palazzo. I ‘piccoli’ del Comitato per la
democrazia (Partito Socialista, Partito Radicale, Verdi, Sinistra
Democratica, Udeur, Rifondazione Comunista, Partito
Socialdemocratico, Partito Liberale, Liberaldemocratici, Lista
Civica per il bene comune, I Socialisti, Movimento dei 101 e
Partito d’Azione) hanno organizzato per domani alle 12 un sit-in,
davanti al Quirinale, e per le 14 un’iniziativa a Montecitorio. E
chi di loro – i radicali – ha una rappresentanza dentro al
Parlamento si sta muovendo per raccogliere le trenta firme
necessarie alla richiesta di voto segreto in Aula. Potrebbero
trovare un alleato nei deputati dell’Mpa di Raffaele Lombardo,
profondamente contrario alla riforma: con loro tuttavia si
arriverebbe solo a 14 firme.

Insomma, gocce nel mare di fronte all’intesa che piace anche a Udc, Lega e Italia dei Valori. E che oggi, scaduti i termini per la presentazione delle modifiche al testo, sembra tenere: è stato infatti presentato un emendamento (interamente sostitutivo del testo di ottobre) della Commissione che modifica la legge attuale solo inserendo lo sbarramento al 4%. Tutti gli altri emendamenti dei singoli gruppi sono stati ritirati: eccezion fatta per i radicali del Pd che ne

hanno presentati una quindicina, per l’Mpa che ne ha depostitati circa 800 (che però finiranno sotto la ‘mannaia’ dell’articolo 85-bis del Regolamento di Montecitorio che prevede, in caso di contingentamento dei tempi, votazioni “riassuntive” delle proposte di modifica), e per un paio di emendamenti a firma dei democratici Roberto Zaccaria e Ugo Sposetti, uno sulla raccolta delle firme, l’altro che riprende la proposta dalemiana di concedere i rimborsi elettorali anche a chi non raggiunge la soglia del 4%.

Se una sola di queste modifiche dovesse passare, la riforma
salterebbe, come hanno ribadito sia dal Pdl che dal Pd: l’intesa
infatti prevede che venga approvato solo l’emendamento della
Commissione che introduce lo sbarramento. E, anche se domani fino
alle 13 c’è tempo per subemendarlo, il presidente dei deputati
del Pd, Antonello Soro, assicura che la soglia al 4% è “un
orientamento largamente condiviso” ed è “significativo che in
questi giorni emerga che è condiviso anche dalla metà degli
elettori della cosiddetta sinistra radicale”. Convinto che
l’intesa tenga anche il vicepresidente dei deputati del Pdl Italo
Bocchino: “Che i maldipancia all’interno del Pd sulla legge
elettorale europea vengano riassorbiti è un segnale importante, e
serve a sottolineare che il dialogo con l’opposizione è una
strada percorribile anche per le riforme di cui questo Paese ha
bisogno”.

E se i dissidi interni al Pd sembrano superabili, resta alta
comunque la tensione con i ‘piccoli’ della sinistra che
minacciano di rompere le alleanze a livello locale. Oggi Giorgio
Tonini, del coordinamento del Partito Democratico, ha criticato
‘Liberazione’ che ha pubblicato un poster del Prc che indica il
segretario del Partito Democratico, con tanto di volto in primo
piano, come colui che ‘vuole distruggere la sinistra’ e le
sezioni di Rifondazione comunista dove si distribuiscono
volantini indirizzati contro Veltroni come ‘ladro di democrazia’:
“Si tratta – ha detto Tonini – di un modo incivile e pericoloso
di far politica, indegno di un partito come il Prc. Spero che i
dirigenti di quel partito abbiano un ripensamento: legittime
ovviamente le polemiche politiche, ma la smettano con attacchi
personali violenti e strumentali”. Secca la risposta del
segretario del Prc, Paolo Ferrero: “Né Liberazione nè tantomeno
il Prc abbia individuato in Walter Veltroni un ‘nemico’.
Purtroppo, l’attuale gruppo dirigente del Pd scambia le critiche
con l’individuazione del nemico, individuandolo ora nel Prc, e
soprattutto pensa di risolvere i problemi del sistema politico
italiano introducendo uno sbarramento al 4% che ha l’unico fine
di ammazzare la sinistra e risolvere i propri guai interni,
invece che cercando un libero e democratico confronto tra le
forze politiche”.

Luc

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