Facebook per spiare i nemici? Maroniani contro il cerchio magico

La guerra nella Lega si fa anche con gli “spioni”. Chiamiamolo grande fratello padano, certo è che se i timori dei maroniani si rivelassero fondati, saremmo veramente al grottesco. Da domenica i militanti lumbard vicini al ministro dell’Interno Roberto Maroni, quelli che hanno dato il via alla contestazione al congresso di Varese, si sentono sotto “osservazione”.

Sembra che i fedeli del “cerchio magico”, almeno così dicono i “maroniani”, abbiano creato dei finti profili Facebook, appartenenti a persone che non esistono, per poter controllare da vicino i militanti “ribelli” anche nella vita privata. «Siamo arrivati alla caccia alle streghe – commenta un amministratore locale – Da domenica mattina ci siamo trovati, io e alcuni altri, la richiesta d’amicizia da parte di “persone” sulla cui autenticità abbiamo subito nutrito qualche dubbio».

Una classica esca, sostengono le “vittime” di questo tentativo di abbordaggio, dal momento che due sono le caratteristiche comuni tra i diversi profili fantasma. La prima caratteristica è il nome comune, tipo Maria o Luisa. E poi la presenza di foto di ragazze abbastanza seducenti. «L’intento – dicono – è quello di spiarci

per potere trovare tra i nostri post qualcosa di “compromettente”. Magari qualche commento contro Bossi. Peccato che non abbiano capito che nessuno di noi ce l’ha con Bossi o parla male del capo. Noi ce l’abbiamo con i cattivi consiglieri che lo circondano e che stanno distruggendo la Lega che lui ha creato».

Che la paranoia si stia alzando, o che effettivamente nel partito si sia arrivati a questo punto, è evidente come nel Carroccio ormai sia difficile giungere ad una pacificazione.
Del resto, quanto denunciato in questi giorni va in linea con altri sospetti di spionaggio, che risalirebbero alla fatidica domenica 9 ottobre del congresso. Già allora alcuni militanti maroniani denunciarono che i supporter del capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni giravano tra i delegati con microfoni di registratori accesi per carpire frasi di dissenso da usare per convincere Bossi della necessità di un’epurazione. Anche qui nessuna prova, se non la testimonianza dei maroniani.

e.besoli

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