“Senza finanza l’impresa si ferma, ma senza impresa la finanza perde senso”. È questa l’idea che ha guidato la prima giornata del “Festival della finanza per l’economia reale”, promosso dalla LIUC – Università Cattaneo in collaborazione con Confindustria Varese e la testata Investire.
L’iniziativa punta a diventare un appuntamento stabile nel panorama accademico e scientifico, con l’obiettivo di avvicinare sempre di più il mondo della finanza a quello dell’economia reale. Il Festival si sviluppa in due momenti: una giornata plenaria a Castellanza e una serie di incontri diffusi a Milano.
Finanza e impresa: un’evoluzione necessaria
Ad aprire i lavori, insieme al rettore Anna Gervasoni e al vicepresidente Roberto Grassi, i rappresentanti di istituzioni e operatori del settore, tra cui Banca d’Italia e AIFI.
Il messaggio emerso è chiaro: la finanza deve tornare a essere uno strumento al servizio dello sviluppo. Come ha sottolineato Innocenzo Cipolletta, «la finanza è il risparmio del passato che si trasforma in investimenti per il futuro».
Un equilibrio sempre più complesso, anche alla luce dei cambiamenti dell’economia contemporanea, sempre più basata su conoscenza, innovazione e asset immateriali. «Una finanza tradizionale fatica a sostenere ciò che non si può toccare», ha evidenziato Giorgio Gobbi.
Il ruolo della finanza alternativa
In questo contesto cresce il peso degli strumenti alternativi – private equity, venture capital, private debt e minibond – una “finanza straordinaria” che, come ha osservato Chiara Raddrizzani, deve diventare sempre più ordinaria.
I numeri lo confermano: il 64% delle imprese del territorio prevede investimenti nel 2026, ma il 37% segnala ancora difficoltà nell’accesso alle risorse finanziarie.
Una sfida culturale
Il nodo principale resta culturale: serve un cambio di approccio sia da parte delle imprese, chiamate ad aprirsi maggiormente al capitale, sia da parte della finanza, che deve orientarsi verso il lungo periodo.
In questo scenario, il private capital emerge come uno degli strumenti più efficaci, capace di affiancare al capitale anche competenze strategiche e industriali.
Crescita, M&A e dialogo
Durante la tavola rotonda moderata dal giornalista Sergio Luciano, con protagonisti tra gli altri Anna Lambiase, Filippo Guicciardi e Paola Angeletti, è emersa una visione condivisa.
La crescita delle imprese italiane passa sempre più da operazioni di fusione e acquisizione, dall’integrazione tra competenze finanziarie e industriali e dalla capacità di attrarre risorse.
Un ponte tra università e territorio
Il Festival nasce proprio per rafforzare questo dialogo, coinvolgendo università, imprese, istituzioni e giovani. Non a caso la sede scelta è la LIUC, realtà profondamente legata al tessuto manifatturiero locale e ponte naturale tra formazione e sistema produttivo.
Il passaggio a Milano, con sei incontri tematici, amplia lo sguardo su temi chiave come startup, sostenibilità e mercati dei capitali.
La sfida ora è dare continuità a questo percorso, trasformando il Festival in un punto di riferimento stabile per costruire una finanza più vicina all’economia reale e alle esigenze delle imprese.













