Roma, 3 dic. (Apcom) – Missili puntati, in attesa di capire se e chi li farà esplodere, o se prima arriverà il disarmo. Dopo lo scontro frontale tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera, Gianfranco Fini, c’è chi evoca immagini da ‘Guerra Fredda’ per spiegare lo stato dei rapporti tra i due coofondatori del Pdl.
Ufficialmente il presidente del Consiglio non parla, schiva i microfoni dei giornalisti, e si limita a scherzare su un suo presunto e imminente viaggio a Panama. “Sono di corsa devo andare a casa a preparare la valigia per spostarmi a Panama”, la battuta. “Mi mancheranno la Repubblica, l’Unità, Anno zero, i pm ma cercherò di sopravvivere ugualmente”.
Ma quello che ha messo sul piatto è una richiesta di chiarimento della terza carica dello Stato. La rabbia nei suoi confronti e tutt’altro che sbollita e i pontieri fanno una gran fatica a cercare una via d’uscita ‘onorevole’. Il messaggio che arriva al presidente della Camera è chiaro: o dentro o fuori. A esplicitarlo, in mattinata, è il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola.
“Le sue parole – dice – dimostrano che Fini è fuori dalla linea del partito”. Dichiarazioni a cui il presidente della Camera, approfittando di un convegno dedicato a Nilde Iotti, risponde rivendicando il suo diritto a “non rimanere estraneo al confronto delle opinioni” pur essendo “super partes”. E questo dopo aver già precisato che lui non vuole ‘rompere’ ma non ha proprio nulla da chiarire.
Nei suoi eccessi d’ira, Silvio Berlusconi, dice chiaro e tondo che se Fini vuole andare via la porta è più che spalancata, “a questo punto lo faccia, sono solo contento”. E se alla rottura non ci si arriva per scelta dell’interessato – è il ragionamento – se ne può sempre discutere in un nuovo Congresso. “Voleva la democrazia interna – si spiega nell’entourage del Cavaliere – ora ce l’ha”.
Bac/Tom
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