Flavio Jeanne agli arresti domiciliari. «Ero sconvolto e ho avuto paura»

Accolta la richiesta dell’avvocato del cuoco 24enne che mercoledì scorso ha ucciso la ragazza

– Flavio Jeanne va ai domiciliari: il gip di Busto Arsizio Luisa Bovitutti ha accolto la richiesta di alleggerimento della misura di custodia cautelare a carico del cuoco di 24 anni che mercoledì scorso ha investito e ucciso Giada Molinaro, 17 anni, in viale dei Mille a Varese. Jeanne non si è fermato: è fuggito e non si è costituito. Da ieri però è tornato a casa: non è più in carcere.

Jeanne, assistito dall’avvocato Cinzia Martinoni, ha ripetuto davanti al gip quanto già asserito venerdì, quando è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Gallarate e del reparto provinciale di Varese a Sesto Calende mentre andava a lavorare.

«Ero terrorizzato, ho avuto paura. Mi ha preso il panico e non mi sono fermato». Questo il quadro. Ai carabinieri Jeanne ha anche detto di aver visto un gruppo di persone sul ciglio della strada: la ragazza, Giada, ha attraversato all’improvviso. In sintesi se la sarebbe trovata davanti la vittima. Senza riuscire ad evitarla in nessun modo.

Giada stava attraversando sulle strisce.

E gli agenti del comando di polizia locale stanno facendo altri accertamenti: ci sarebbe già l’aggravante dell’alta velocità.

La Kia Rio che guidava Jeanne viaggiava insomma oltre i limiti. Jeanne ieri non ha deviato di una virgola. «Paura, terrore», per questo non si è fermato. Resta il nodo: perché non si è costituito?

Il giorno dopo l’incidente sapeva che Giada era morta, eppure è andato da un carrozziere, che lo ha denunciato ai carabinieri, dichiarando di aver investito un cinghiale per giustificare i danni all’auto. Il parabrezza sfondato dall’urto recava tra l’altro i segni del sangue di Giada. Paura e terrore anche in quel caso.

Paura di essere linciato, come di fatto è avvenuto mediaticamente. Su quel suo pentimento pesa il dubbio di tutti: dei familiari di Giada e dell’opinione pubblica.

Da ieri comunque Jeanne non è più in carcere. È a casa, ai domiciliari. È incensurato, del resto, il gip ha seguito la norma. Incensurato e reo confesso. Resterà ai domiciliari sino al processo. La procura potrebbe anche decidere di chiedere il giudizio immediato. L’accusa è di omicidio stradale: Jeanne rischia sino a 15 anni. Il processo, che sarà celebrato a Varese, potrebbe essere senza udienza preliminare.