VARESE La Lega dei Ticinesi fa il pieno di voti in Svizzera e i sindacati dei frontalieri lanciano l’allarme: «Adesso metteranno davvero il tetto sul numero dei frontalieri». Non solo. I sindacalisti temono anche che saranno i comuni di frontiera a farne le spese. L’altro punto cruciale su cui i leghisti svizzeri hanno giocato tutta la campagna elettorale è il taglio dei ristorni all’Italia dall’attuale 38% a una quota tra il 15 e il 18%. Si tratta di 750 euro l’anno che vanno nelle casse dei comuni dove i frontalieri superano il 4% della cittadinanza attiva, oppure alla Provincia quando un comune non arriva a quella soglia.Prima di tutto l’ufficio frontalieri della Cisl lancia una proposta facendo appello ai sindaci e al presidente della Provincia: «Dovrebbero adottare tutti un ordine del giorno comune da mandare Tremonti, perché se Italia e Svizzera continuano questa guerriglia tra istituzioni gli enti locali perdono un’importantissima fonte di introiti», dice Osvaldo Caro, rappresentante sindacale. Una cifra marginale o addirittura trascurabile per Roma, ma che soprattutto nei bilanci dei comuni più piccoli rappresenta una voce fondamentale. La decisione in merito non è stata presa, ma è piuttosto probabile che la proposta sarà portata avanti in tempi brevi, secondo il sindacalista, che dopo aver fissato a quella quota i ristorni negli ultimi accordi bilaterali con Austria e Germania la legge che regola i rapporti economici con l’Italia sia adeguata in tal senso. A questo si aggiunge il timore per il tetto
massimo al numero di lavoratori in ingresso dall’Italia che la Lega in campagna elettorale aveva proposto di fermare a 35 mila, rispetto agli attuali 48 mila. Inutile dire che, per i sindacati, il risultato elettorale ticinese è «molto, molto brutto, almeno per noi», afferma Caro. Due sono le preoccupazioni più generali che esprime: che con la vittoria schiacciante della Lega si rafforzino le posizioni anti stranieri, e quindi anti italiani, e che le istituzioni italiane invece di andare incontro alle richieste degli svizzzeri continuino a perseguire la battaglia alle loro banche e a fare «barriera burocratica» nei confronti di quegli imprenditori che vorrebbero inserirsi sul mercato italiano. «Il problema è anche la mancanza di reciprocità», spiega il sindacalista, «se io voglio andare in Canton Ticino a lavorare o ad aprire un’azienda non trovo alcun tipo di ostacolo, se loro vogliono partecipare a una gara in Italia per un appalto si trovano davanti un muro di burocrazia e ignoranza di gente che non sa cosa dire e come procedere».Di preoccupazione per il riscontro delle urne ce n’è «sicuramente e tanta» anche secondo la Cgil. «Dalle dichiarazioni sulla stampa dopo le elezioni – afferma Paolo Lenna – sembra che abbiano serie intenzioni di proseguire con l’attacco ai frontalieri. E’ probabile che sia un effetto della crisi economica di cui hanno risentito anche le imprese svizzere, per questo valuteremo la situazione che si verrà a creare sia dal punto di vista politico che sindacale». Francesca Manfredi
s.bartolini
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