G7, tra protezionismo e debutto Geithner dal 13 vertice a Roma

G7, tra protezionismo e debutto Geithner dal 13 vertice a Roma


Roma, 12 feb. (Apcom)
– I rischi di protezionismo in uno scenario
di crisi economica internazionale ancora in aggravamento, stanno
occcupando la scena della vigilia del vertice che venerdì e
sabato riunirà a Roma i ministri finanziari e i governatori delle
banche centrali dei Paesi del G7 e che segnerà il debutto al
tavolo dei ‘grandi’ del nuovo segretario al Tesoro Usa Timothy
Geithner.

La riunione, alla quale l’Italia sarà rappresentata dal
ministro dell’Economia Giulio Tremonti e dal governatore di
Bankitalia Mario Draghi, a differenza degli analoghi consessi
precedenti non vedrà la partecipazione di rappresentanti del
paesi emergenti. Anche perchè l’imminente vertice dei capi di
stato e di governo del G20 programmato a Londra il prossimo 2
aprile – che, oltre alle maggiori potenze industriali includerà
colossi come Cina, Brasile e India – ha di fatto catalizzato
questa rappresentanza.

E allora il minimo comun denominatore che sta emergendo nelle
ultime ore, dopo l’iniziativa del ‘Buy American’ (compra
americano) inclusa nel piano di rilancio economico
dell’ammnistrazione Obama, e dopo le polemiche scaturite per il
piano francese di sostegno al settore automobilistico, rischia di
essere proprio l’opposizione al protezionismo guidata dai
maggiori Paesi esportatori mondiali come il Giappone e la
Germania.

Ma al G7 finanziario di Roma i riflettori saranno puntati anche
sul neosegretario al Tesoro Usa, al suo debutto al tavolo
di tale consesso. Con l’aspettativa, da parte degli altri
partner, di un segno di discontinuità multilaterale dopo otto
anni di presidenza Bush, connotata da un’impostazione troppo
spesso unilaterale. Fonti del G7 fanno tuttavia notare che i
tempi per un drastico cambiamento d’impostazione potrebbero non
essere ancora maturi visto che Geithner si è materialmente
insediato al Tesoro solo pochi giorni fa e che alcuni
posti-chiave del suo team sono ancora scoperti.

Se le aspettative della vigilia non indicano come probabile
una formulazione del comunicato finale – che verrà reso noto
sabato – che vada al di là delle frasi-standard sulla mancata
desiderabilità di un’eccessiva volatilità delle valute, altre
attese si concentrano sull’aggiornamento che il governatore della
Banca d’Italia Mario Draghi, in qualità di presidente del
Financial Stability Forum, dovrebbe fornire. L’attenzione, in
particolare, va alle intense trattative per allargare l’organismo
da lui guidato – il cui ruolo nel processo di riscrittura delle
regole della finanza sta crescendo gradualmente – ad altri Paesi.
Non è un mistero che i principali Paesi emergenti, Cina, Brasile
e India, puntino a essere rappresentate nel Fsf come anche la
Spagna, che non fa parte nè del G7 nè tantomeno del G20.

E l’Italia? Per ora le indicazioni più aggiornate vengono
dalla pagina del G7 finanziario ospitata sul sito internet del
Tesoro: “La riunione di febbraio – anticipa il dicastero guidato
da Giulio Tremonti in una sintetica esposizione sui temi del
vertice – verterà principalmente sulle azioni necessarie alla
stabilizzazione dell`economia globale. L`elaborazione di regole
comuni e il contrasto di istanze protezionistiche, che tendono a
essere più forti in condizioni economiche difficili,
rappresenteranno le linee guida del programma di lavoro della
Presidenza Italiana. Si discuterà di come migliorare la
trasparenza e il corretto funzionamento dei mercati”.

Uno dei punti qualificanti della presidenza italiana riguarda
“l`adozione di un insieme minimo di regole sulla proprietà delle
attività internazionali e sulla trasparenza, un “Legal Standard”
che l`intera comunità internazionale – sottolinea il Tesoro
-dovrebbe impegnarsi a recepire”.

Bol/Kat

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