Roma, 20 feb. (Apcom) – Un pressante appello ai paesi ricchi
affinché, nel loro stesso interesse non dimentichino nella crisi
economica gli aiuti ai paesi poveri dell’Africa, che
rappresentano “la frontiera dello sviluppo del domani”. A
lanciarlo è una delegazione dell’Africa Progress Panel,
presieduta dall’ex segretario generale dell’Onu, Kofi Annan,
premio Nobel per la pace giunto a Roma assieme ad altri delegati
per partecipare al convegno sul capitalismo sostenibile
organizzato dall’Aspen Insitute Italia. “Non si possono rinviare
certi problemi – ha detto Annan, durante un incontro con i
giornalisti -. Non si può chiedere a un miliardo di persone che
soffrono al fame di aspettare”.
Anche più accesi i toni usati da Bob Geldof, musicista,
imprenditore e promotore di numerose campagne umanitarie, che si
rivolge direttamente all’Italia, peraltro il paese che ha la
presidenza di turno del G8. Pur riconoscendo i risultati positivi
delle campagne promosse proprio dalla presidenza italiana del G8
di Genova del 2001, ora “l’Italia, rinomata per la sua
accoglienza e generosità, non può essere solo la settima del G7
sugli aiuti ai poveri – ha detto – e non mi si venga a parlare di
crisi economica”.
Per ammontare gli aiuti ai poveri “non sono nulla – ha affermato
Geldof – rispetto ai miliardi che si mobilitano quando bisogna
salvare un banca”. E rivolgendosi al premier Silvio Berlusconi,
il musicista ha rilevato che “per essere un leader del G8 devi
avere credibilità e quando dici una cosa poi la devi fare”. I
paesi ricci rischiano di non rispettare gli impegni presi
nell’ambito dei “Millenium Goals” dell’Onu, con cui si punta a
ridurre consistentemente i livelli di povertà nel mondo.
“Mi dispiace che i miei toni suonino duri”, ha proseguito
l’artista, riconoscendo che proprio per gli impegni presi dalla
presidenza italiana del G8 a Genova, venne creato un fondo
globale per la lotta all’Aids. Impegni che hanno “permesso di
salvare due milioni di persone: gli italiani devono sapere le
cose buone che son state fatte grazie a loro. Devono sapere – ha
detto Geldof – che i loro soldi non vanno a finire in un buco
nero, ma nella pancia vuota di una persona che soffre fame”.
All’Africa Progress Panel, ha spiegato Annan “puntiamo ad
assicurarci che i paesi ricchi rispettino i loro impegni sugli
aiuti ai poveri”. Ma anche gli stati beneficiari hanno le loro
responsabilità “in Africa i governi devono fare la loro parte
sulla lotta alla corruzione”. L’ex numero uno delle Nazioni Unite
ha anche espresso preoccupazioni per i protezionismi, che vanno a
danno di tutti “anche di coloro che li vogliono”, perché
provocherebbero ritorsioni. Invece un vero libero commercio
internazionale può aiutare le popolazioni dei paesi africani ad
uscire dalla povertà.
Ha invece posto l’accento sui progressi compiuti dall’Africa e
sulle opportunita che offre Micel Camdessus, già direttore del
Fondo monetario internazionale. “La nostra priorità è che in
questa fase di crisi non si commetta il peggiore degli errori:
dimenticare l’Africa. Soprattutto ora che è grazie ai paesi
emergenti che l’economia globale non è in recessione. Quello 0,5
per cento di crescita atteso per il 2009 deriva dal più 5 per
cento atteso dagli emergenti”.
“Negli ultimi 10 anni l’Africa è enormemente cambiata, e in
meglio – ha proseguito Camdessus -. Dobbiamo assicurarci che
questo non si inverta. Dal 2004 c’è una rivoluzione silenziosa: i
flussi finanziari che giungono dai privati superano l’ammontare
degli aiuti allo sviluppo dei paesi ricchi. Nel 2007 secondo
l’Fmi i privati hanno fornito 81 miliardi di dollari, contro 38,7
miliardi degli aiuti dei paesi, e questo riguarda perfino
l’Africa subsahariana”.
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