Roma, 3 feb. (Apcom) – Giornata clou per i colloqui tra i vertici
della Total e i sindacati inglesi mediati dall’Acas
(un’organizzazione che come missione previene e risolve
dispute industriali) sulle proteste “anti-italiane” innescate
dall’impiego di operai italiani e portoghesi dell’impresa
siciliana Irem che ha vinto un appalto per l’espansione di una
raffineria (Lindsey Oil) nel nord Lincolnshire, nord est
Inghilterra.
Annunciati anche per oggi proteste e scioperi illegali in varie
raffinerie e siti nucleari del paese, mentre il governo è sempre
più alle prese con i fuochi incrociati di maggioranza e
opposizione. Critiche si sono levate infatti anche dalle fila del
partito laburista e secondo un ex ministro del governo, rimasto
sotto anonimato, il rischio è ora di una deriva nazionalista,
spiega l’Independent: “Se non ci battiamo per i nostri lavoratori
li incoraggeremo ad abbracciare il British National Party”.
Michael Meacher, un altro parlamentare labour, ha criticato le
parole del ministro al Business Lord Mandelson secondo cui le
proteste sono controproducenti e che un ritorno al protezionismo
trasformerebbe la recessione in depressione. “Dichiarazioni
fuorvianti, questo è un momento topico per il governo” ha
dichiarato il deputato.
Critiche naturalmente anche dall’opposizione. Il neo ministro al
Business del governo ombra, Kenneth Clarke, ha accusato il
premier Brown di “irresponsabilità” per aver trasmesso un
“messaggio populista senza senso” affermando nel 2007: “British
jobs for British workers” (Lavori britannici per lavoratori
britannici).
Bfr
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