VARESE Un canile fantasma. Gabbie vuote, cancelli aperti. Persone che, ignare della situazione, si presentano per visitare i cani e chiederne uno in adozione. Ma, appena oltrepassato il cancello (aperto anche se non custodito), devono fare dietrofront e tornare a casa. È successo giovedì pomeriggio, verso le 16, durante il nostro sopralluogo. Due signore hanno varcato l’ingresso e hanno chiesto se potevano adottare un cucciolo. La risposta è stata, l’unica possibile, di rivolgersi alle altre strutture della provincia: questa è chiusa. O meglio, è aperta. Abbandonata. La casa per Fido di Varese, situata nella poco felice posizione di via Friuli, è terra di nessuno.
Il cancello è aperto e ci può entrare chiunque, a partire dai vicini nomadi del campo. E, sicuramente, qualcuno c’è entrato, visto che alcune delle poche cose contenute nei magazzini rimasti da prima della ristrutturazione sono scomparse.
Dopo mesi di lavoro e 40 mila euro dal Comune, il canile non se la passa molto meglio. Questo l’esito del sopralluogo effettuato dal presidente della commissione ambiente Stefano Clerici (Pdl), che, dopo le polemiche sollevate dall’Enpa sui presunti lavori eseguiti male, ha voluto vederci chiaro. «Dire che il cantiere è chiuso e i lavori sono finiti non è possibile – ha commentato Clerici – una sistemazione di massima c’è stata. Ma molto c’è da fare. Mi auguro che l’amministrazione imponga alla ditta di terminare la ristrutturazione. Così è inaccettabile».
In concreto, è stata fatta la nuova pavimentazione, con una gettata di cemento, ed è stato rifatto il tetto delle gabbie. Il grosso delle spese è andato per l’installazione di un prefabbricato che ospiterà l’ufficio e l’ambulatorio. I collegamenti con l’acqua calda, prima mancante, sono stati fatti: ma solo con il prefabbricato. Dove tra l’altro è difficile salire, visto che si trova a mezzo metro da terra e manca la scalinata.
L’acqua cha arriva negli altri punti del canile, vicini alle gabbie, passa ancora attraverso le vecchie tubature, che gelano sempre d’inverno. E, infatti, a cantiere concluso c’imbattiamo nel triste spettacolo di un rubinetto avvolto in uno straccio per evitare le gelate. Le tubature, tra l’altro, che circondano le gabbie sono rotte. Come rotte le intelaiature di metallo delle recinzioni. I cancelli arrugginiti. Anzi, il dislivello con le gabbie è aumentato: alle prime piogge torneranno ad allagarsi. Ancora, le gabbie non saranno riscaldate. Forse, saranno previsti solo funghi a gas. In un magazzino, che dovrebbe essere chiuso, troviamo cibi
scaduti, coperte putrefatte strumenti gettati lì e puzza incredibile. Il presidente Clerici va già duro e pretende «che il Comune si rivalga sulla ditta, se il cantiere non sarà riaperto e terminato». L’assessore all’ambiente Luigi Federiconi, autore dello stanziamento a favore del canile, getta acqua sul fuoco. «Il grosso è stato fatto, ma mancano ancora le migliorie – commenta – dopo Pasqua i lavori verranno ultimati. Dopodiché verificheremo con l’Asl che sia tutto a posto. Stiamo anche completando i preparativi per il nuovo bando. Contiamo di poter riportare i 24 cani ospiti della struttura entro metà maggio».Marco Tavazzi
s.bartolini
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