Roma, 23 gen. (Apcom) – Poca o scarsa fiducia nel Parlamento
(compreso quello Europeo), nel governo, nelle banche, nella
magistratura e nei partiti. Nessuna fiducia nella possibilità che
l’Unione Europea possa svolgere un ruolo efficace sulla crisi
economica, addirittura solo uno su cinque è al corrente che i
paesi che fanno parte dell’UE sono attualmente 27. È un rapporto
a tinte fosche quello sulla partecipazione dei giovani italiani
(16-35 anni) alle elezioni politiche europee e, in generale, alla
vita politica italiana.
Lo studio, commissionato dal Ministero della Gioventù (1.000
interviste telefoniche lo scorso novembre) e presentato oggi a
Roma, svela che il 38% dei giovani italiani va “saltuariamente” o
“mai” a votare (il 57% regolarmente), in particolare perchè non
interessa votare (44%), non si crede nella politica (42%) o non
si crede nella democrazia (14%). Alle elezioni europee i giovani
di solito votano lo stesso partito scelto alle tornate nazionali
(68%), a volte cambiano schieramento (21%), poche volte (11%)
cambiano partito ma non schieramento.
Note dolenti per le istituzioni italiane. Dovendo rispondere con
un voto da 1 a 10 (minima o massima fiducia), i giovani hanno
riservato un 7.9 alle associazioni di volontariato, un 7.3 ai
carabinieri, un 6.4 alla polizia, un 4.2 al governo, un 4 alla
magistratura, un 3.7 al Parlamento (3.3 a quello europeo), un 2.6
alle banche e addirittura un 1.9 ai partiti. A livello europeo,
poi, l’86% degli intervistati ritiene che l’Ue svolga “poco” o
“per niente” un ruolo efficace sulla crisi economica mondiale e
l’80% che finora per i giovani l’Unione europea abbia fatto
“poco” o “nulla”.
D’altra parte solo uno su cinque (19%) è a conoscenza che,
attualmente, i paesi dell’Ue sono 27, perchè il 55% è rimasto a
25, il 24% pensa che siano 15 e il 2% ritiene siano solo 9.
Infine, per i giovani italiani l’Ue dovrebbe creare opportunità
di lavoro per i giovani europei (32%), favorire le iniziative di
imprenditorialità giovanile (30%), favorire un miglior sistema di
formazione e di studi universitari e post universitari (27%),
favorire la possibilità di viaggiare e gli interscambi tra i
giovani di diversi paesi (11%).
“La scarsa credibilità delle istituzioni italiane ed europee peri
giovani è una questione annosa: c’è un attenzione non
irrilevante, come è comprensibile, alle associazioni del terzo
settore, una discreta anche se non sufficiente credibilità nei
confronti delle forze dell’ordine e c’è una scarsissima fiducia
nelle istituzioni”, ha commentato il ministro della Gioventù
Giorgia Meloni.
“Nelle istituzioni nazionali dipende dalla capacità che avremo di
offrire delle risposte, in quelle europee la percezione che ci è
arrivata sul loro ruolo è una visione molto burocratica: su
questo abbiamo la grande responsabilità di far vedere alle
giovani generazioni l’Europa non solo come un insieme di
interessi e regole, ma come un insieme di storie. Ma sta anche
alle istituzioni europee – ha concluso – rendersi più umane e
meno burocratiche”.
Sav
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