«Granoche è davvero il Diablo» Firmato: Claudio Chiappucci

«Granoche è davvero il Diablo» Firmato: Claudio Chiappucci

VARESE El Diablo è un soprannome pesante: non roba da tutti. È un soprannome che bisogna meritarsi e saper portare. Fino a qualche giorno fa, di Diablo ce n’era solo uno: Claudio Chiappucci, eroe del ciclismo e dispensatore di emozioni. Ora per la gente di Varese è arrivato anche El Diablo Granoche. Ma cosa significa, davvero, essere un Diablo? «El Diablo – racconta Chiappucci – non è mai domo. Se ne sta zitto e sembra morto, ma quando meno te l’aspetti salta fuori per piazzare la sua zampata. È una batteria che non si scarica mai, una forza inesauribile».

Come è nato El Diablo?
Me lo sono trovato addosso in una delle mie prime gare. Correvamo in Colombia, e qualcuno ebbe la pensata di chiamarmi così: da quel giorno, quel soprannome non mi ha più abbandonato. Ha camminato e corso con me.

Ed è diventato più di un soprannome, vero?
È diventato un marchio di fabbrica, uno stile di vita, un modello. Grazie a me è nato il personaggio del Diavolo, quell’ingegnere tedesco che segue tuttora le corse vestito da diavolo. Era un mio tifoso, e per un po’ di tempo si è portato dietro pure la moglie, travestita anche lei.

Di cosa vive un Diablo?
Dell’invidia degli altri, delle critiche, delle accuse. Io oggi devo ringraziare tutti quelli che mi hanno dato e scritto contro, quelli che mi hanno attaccato: perché hanno acceso il Diablo. Non bisogna mai provocarlo perché lui aspetta solo quello per esaltarsi.

Ora c’è un Diablo anche al Varese: Granoche, esordio con doppietta e apoteosi. Il soprannome ci sta?
Un vero Diablo, oltre a incarnare tutte le caratteristiche che ho detto, ne deve avere una. Fondamentale e irrinunciabile.

Quale?
Accendere le folle, emozionare, far battere i cuori.

E Granoche lo fa?
Uno che segna una doppietta all’esordio è come uno che scatta su una salita del Giro anche se mancano duecento chilometri al traguardo. Uno che si presenta così ai suoi nuovi tifosi è uno che non ha paura di niente: un folle, un matto, un Diablo. Voglio conoscerlo di persona al più presto.

Quando l’incontro tra i due diavoli?
Conosco bene Milanese, mi piacerebbe venire a vedere il Varese che comunque seguo sempre in televisione visto che il calcio è stato il mio primo sport. Poi l’ho mollato per correre in bici, anche se ora mio figlio gioca nelle giovanili del Como: mi piacerebbe passasse al Varese, chiaramente. Alla prima occasione, verrò al Franco Ossola: promesso.

Francesco Caielli

a.confalonieri

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