– Dai liceali al re dei compro oro, è lunga la storia dei patron biancorossi. Tutto comincia nei primi anni del secolo scorso: nel 1908 arriva il pallone da Genova, nel 1910 viene fondata la società biancoviola.
Nel direttivo i notabili dell’epoca: avvocati, professionisti, industriali.
Il primo vero leader spunta subito dopo la guerra, e non è uno qualsiasi: , mister Calzaturificio di Varese, all’epoca azienda dominante, capace di esportare nel mondo le scarpe e il nome della città giardino.
Dalla fusione delle società cittadine nascono prima l’As Varesina (1923) e poi la Varese Sportiva (1927), con un consiglio pletorico fatto dei soliti maggiorenti. Non c’è una sede fissa, le riunioni si tengono nei locali del centro (caffè, trattorie, persino bottiglierie), a rotazione i membri presiedono il club. I nomi più frequenti sono quelli del ragionier e del cavalier
. Quest’ultimo, padrone della conceria di Valle Olona e di mezza città, sarà più volte munifico protagonista anche in ere successive. È un antesignano: di tasca sua regala la prima tribuna al campo delle Bettole, di testa sua ingaggia e poi esonera il primo vero allenatore, il giramondo ungherese , pescato a Rovigo.
Il primo forestiero viene da Torino: è l’assicuratore , che nel ’36, appoggiato dalle autorità fasciste, promette faville e ingaggia fior di professionisti, ma è costretto a lasciare dopo un anno e mezzo di delusioni assortite.
A cavallo della seconda guerra mondiale compare la stella vivida di , gran capo dell’Aermacchi: continua il fil rouge delle aziende-simbolo del territorio. È lui a portare per la prima volta il Varese in B, nel ’43 (promozione abortita per il conflitto); è lui a inventare i premi partita; è lui a seguire al telefono in tempo reale le rivali sugli altri campi; è lui a spronare i giocatori con vibranti lettere ad hoc.
Nel dopoguerra breve regno dell’industriale cotoniero di Besozzo: Caronni è sempre l’uomo forte. E nel 1951 c’è un convulso cameo di : il signor Ignis molla in fretta per il disinteresse della piazza. Sono tempi bui, nel ’54 salva la baracca , che insieme a aggancia nuovi padroni: sale sul trono , anch’egli direttore generale del Calzaturificio. Tutta la storica industria varesina, con la sua etica e il suo stile retrò, partecipa alle sorti del pallone.
Gli anni ’60 portano alla ribalta una nuova generazione di mecenati locali. L’apripista è , imprenditore edile che realizza grossa parte della Varese del boom, nuovo ospedale compreso. Poi torna in forze : il Cumenda è un Berlusconi ante litteram e cambia la storia, la sua famiglia garantisce al Varese un decennio di irripetuta grandeur.
Nel 1979 riecco un forestiero, , avvocato genovese già presidente della Samp, che lascia nell’86 con molti debiti. Dopo l’interregno di , re dei tubi metallici ed editore di Rete55, il fallimento dell’88, l’avvento del re dei supermercati e del cavatore , l’era (costruttore il primo, impegnato su più fronti il secondo) e la sciagura dei , industriali milanesi con interessi in zona (Villa Castiglioni a Induno). La rinascita del 2004 è firmata , che però non si mette mai in vetrina: poi da Genova arriva , che di base costruisce yacht. Il resto lo sapete tutti.
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