Abbiamo questa sensazione: tutte le volte che il Varese può diventare una squadra speciale (una grande squadra?), si ferma sul traguardo, e torna al punto da cui è partita, cioè una squadra da salvezza (forse perché lo è, ma noi sognatori non vogliamo ammettere la verità e non accettiamo la normalità). Di più: se non viene costantemente bombardata dalla critica, ma applaudita troppo a lungo com’è successo nelle ultime tre settimane e soprattutto in questa (mea culpa, mea grandissima culpa), la squadra respira, molla la presa,
s’imbonisce invece che imbastardirsi in particolare negli elementi più tecnici e felpati o meno abituati al fuoco biancorosso come Di Roberto e Calil. Quindi scusateci ma qui e sempre faremo la figura dei bastian contrari cagnacci, anche perché ieri in campo di cagnacci ce n’erano solo tre – Blasi, Corti e Pavoletti – circondati da pecorelle o da onesti giocatori o o da giovanotti contenti di quello che hanno e che fanno, come se la sufficienza fosse il massimo della vita.
L’amara verità è questa: pur essendo pari in classifica, il Bari ha ferocemente e drammaticamente voluto questa partita più del Varese, ci ha messo più entusiasmo – più pathos, più cameratismo, più trasporto – sia dai pugni picchiati sul plexiglas della panchina che dal commovente saluto alla curva prima del via (prima, non dopo!) o dalla festa finale nello spogliatoio, roba da notte mundial a Italia’90. Avremmo voluto o dovuto essere noi ad avere dentro tutte queste cose e in tutti i nostri giocatori, non loro. Senza società, senza un euro e forse senza futuro questa piccola banda di prestiti o di ragazzi orgogliosamente pugliesi non si crea nessun alibi, pur avendone tutti i diritti, e invece dobbiamo farlo noi che abbiamo tutto vivendo nella bambagia. Se il Varese si aggrappa agli infortuni di Odu, Neto, Zecco o a quelli di Calil e Di Roberto che sono comunque arrivati “eroicamente” alla fine (molto meno eroicamente hanno giocato prima di infortunarsi), ha capito poco di se stesso e della vita: i signori dalle tasche vuote hanno dato un esempio di attaccamento e sacrificio collettivo che, salvo rare eccezioni, i nostri benestanti per ora si scordano.
Varese
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