Il cardinale incontra i politiciE il Carroccio lo contesta

VARESE È stato un omaggio alla sobrietà il primo dei quattro incontri del cardinale Dionigi Tettamanzi con i politici locali che si è svolto giovedì sera al collegio De Filippi di Varese, preceduto da una serie di polemiche leghiste scandite da slogano come "vescovo di Kabul" e "Varese ambrosiana, mai musulmana".
Tra la folla che riempiva la sala per ascoltare le parole del cardinale, c’erano dirigente dell’amministrazione pubblica ed esponenti del mondo politico tra cui consiglieri e assessori comunali, provinciali e regionali di tutti gli schieramenti con la vistosa assenza dei leghisti, a cominciare dal sindaco Attilio Fontana e dal presidente della Provincia, Dario Galli.

Fuori, i militanti lumbard: «Vogliamo esprimere il nostro dissenso rispetto ad alcune posizioni del cardinale in materia di Islam a partire dal discorso di Sant’Ambrogio nel quale auspicava una moschea per ogni quartiere – dichiara Fabio Binelli, segretario cittadino della Lega – Noi che come varesini siamo nella diocesi di Milano questo non lo possiamo accettare. L’arcivescovo, invece che mostrarsi così accondiscendente, dovrebbe guidare il recupero dell’identità cristiana. Invece si dedica al dialogo con chi non ha alcun interesse a praticarlo. Chi va a pregare davanti al duomo dopo aver bruciato bandiere di Israele indica solo la sua intolleranza e con chi è intollerante non esiste dialogo».
Ci sono voluti due giorni per preparare la manifestazione. Armati di fiaccole, bandiere, striscioni e megafoni, una trentina di leghisti hanno atteso ai piedi dei Miogni il passaggio del cardinale Tettamanzi. Una protesta dai due lati dell’inizio di via Marzorati che il capo della Chiesa ambrosiana ha attraversato velocemente in macchina accompagnato dalla scorta a sirene spiegate. «Siamo qui e non al De Filippi, perché non vogliamo disturbare l’attività pastorale del vescovo. Vogliamo solo presentare il nostro dissenso verso un atteggiamento troppo remissivo della Chiesa milanese che non risponde neanche alle provocazioni e che di conseguenza non fa rispettare l’identità di noi cristiani».
Un presidio civile, dunque, ma pur sempre un segno: «La nostra è una presenza provocatoria: se la Chiesa non si fa sentire lo facciamo noi». Per la Lega, quindi, la Chiesa avrebbe un atteggiamento troppo accondiscendente, troppo permissivo tanto da scuotere, di conseguenza, gli animi di chi, leghista e cristiano, vuole invece sentirsi forte anche esprimendo una fede meno transigente nei confronti di coloro che si rivelano poco rispettoso del Paese che li ospita. «Vorremmo dire tante cose al cardinale – dice Emanuele Monti, consigliere comunale leghista, mentre regge un lembo di striscione – ma prima di tutto che bisogna pensare alle nostre persone, ai cristiani di Varese, della Lombardia, dell’Italia».

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