Una mossa con triplice obiettivo: rimettere in moto l’invenduto, spingere a investire sul mattone e affrontare l’emergenza abitativa.
È questo uno degli interventi contenuti nello Sblocca Italia fin da principio della sua formulazione. Tradotto nei termini normativi ciò significa – nell’ipotesi finora emersa – la concessione di uno sconto fiscale del 20 per cento per chi acquista (nel periodo 1 gennaio 2014 – 31 gennaio 2017) direttamente dal costruttore.
La detrazione potrà essere al massimo pari a 60mila euro da spalmare su otto anni. Il tutto, insomma dovrebbe portare a soddisfare i primi due obiettivi, spingere investitori privati (la detrazione spetterà a persone fisiche o Cooperative) ad intaccare lo stock dell’invenduto, che in questo momento soffoca le imprese di costruzione.
«Ogni provvedimento volto a favorire il settore – dicono dalla sede varesina dell’Ance, associazione nazionale costruttori edili – per noi non può che essere vista positivamente, considerando la sofferenza del settore dovuta alla crisi degli ultimi anni. Tuttavia, in attesa di approfondire il testo definitivo, ci sono delle perplessità legate ai paletti indicati nella normativa».
I paletti previsti riguardano la classe energetica dell’abitazione (A o B) e la categoria catastale, limitata a quella che va sotto la lettera A, ossia mera abitazione. Sono di fatto escluse dall’agevolazione ville, case storiche e signorili (A8, A9, A1). Il tetto massimo dell’investimento, anche spalmato su due unità immobiliari, nella prima versione del decreto era fissato a 300mila euro.
«Lo stock dell’invenduto – precisano ancora da Ance – non sempre soddisfa la condizione che riguarda la classe energetica, la cui normativa di riferimento risale al 2006. Ci sono molte abitazioni invendute sul mercato della nostra provincia, soprattutto nella zona Sud , che non sono in categoria A e B».
Altra perplessità riguarda il tetto di 300 mila euro posto all’investimento: una cifra dettata dalla necessità di far tornare i conti a livello di stanziamento statale per le casse dello Stato.
Al fine di contrastare l’emergenza abitativa, inoltre, nel testo è previsto che la detrazione scatti solo a condizione che la casa acquistata sia poi affittata a canone concordato per i successivi otto anni.
Il meccanismo di locazione dovrà dunque far riferimento a quanto stabilito dalla legge 431/98, oppure con canoni da social housing (Dpr 380/2001e legge 350/2003).
In mancanza dei requisiti l’agevolazione sarà persa e il bonus andrà restituito
Ma su tutta la casistica possibile in un secondo momento, in fatto di rapporti tra locatore e locatario, negli otto anni successivi al momento del’ acquisto, si dovranno attendere ulteriori specifiche che saranno contenute, con buona probabilità in un decreto ministeriale. I dubbi permangono anche sulla convenienza o meno dell’investimento che dipenderà, per l’investitore, dalla differenza tra il canone concordato e canone libero.
Fuori dal decreto è invece rimasto il bonus per la rottamazione energetica (che non ha nulla a che vedere con gli ecobouns): un provvedimento che era destinato a chi decideva di “rottamare” immobili a bassa prestazione energetica.
In questo caso era previsto un bonus sotto forma di una imposta di trasferimento fissa a condizione che l’abitazione a bassa prestazione energetica fosse poi ceduta a società che si occupano di recuperare e rivendere i beni immobili. L’obiettivo era quello di favorire un restyling che portasse più edifici in classe energetica A o B.
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