«Il nostro fu un linguaggio che il pubblico voleva da anni»

Il ricordo del “Gufo” Roberto Brivio : oggi pomeriggio alle 14.30 a Porto Valtravaglia i funerali

«I Gufi erano il meglio» parola di , membro della storica formazione che ha fatto la storia dello spettacolo in Italia. Nel suo ricordo , scomparso sabato 26 agosto, era «un duro nel lavoro e aveva una grande fisicità – spiega l’attore e chansonnier – era un “ballerino”, le sue movenze da mimo erano davvero aggraziate, ma faceva per forza ridere. , avendo lo swing nel sangue, doveva contagiare questa forza musicale. Io cercavo di trasmettere l’esperienza teatrale ai primordi vissuta con alcune compagnie dell’epoca, mi ero diplomato all’Accademia dei Filodrammatici nel ’59».

Nanni «aveva l’aspetto dell’uomo del popolo che colpiva la gente. Nella persona era anche dolce, ma sulla scena era determinate. Stando assieme abbiamo imparato gli uni dagli altri». Nelle ore successive alla morte di Svampa in molti hanno chiesto di ricordarlo, soprattutto tramite i Social Network, come nella canzone dei Gufi “Quando sarò morto”, scritta proprio dal “cantamacabro” Brivio: “Non voglio parenti ed amici/ non voglio corone di fiori/ nessuno per me s’addolori/ ma voglio soltanto un codazzo di tram”.

«Quello pazzo e folle che ha chiesto i tram sono io. Era il mio testamento spirituale, scritto con . Dubito che potrebbero portarli a Porto Valtravaglia, dove oggi (alle 14.30, ndr) ci sarà il funerale di Nanni. E lui non voleva queste cose. Non avrebbe voluto essere sepolto al cimitero Monumentale di Milano. La sua era una volontà determinata e bisogna seguirla».

L’incontro che lì unì avvenne quasi per caso. «Nel 1961 o ’62, Patruno, che conoscevo da tempo perché come me lavorava per la Ricordi con cui ho registrato 30 dischi di prosa, mi invitò ad andare al Capitan Kidd per vedere Svampa che cantava canzoni popolari e aveva tradotto testi di . Ci siamo visti e abbiamo scambiato pareri». Così è nato il sodalizio che ha poi coinvolto Gianni Magni. «Pensavo potesse essere l’ideale interprete per mimare le mie canzoni cimiteriali che descrivevano un mondo impensabile negli anni ‘60». Ha preso il via un’epopea «durata solo 5 anni insieme alla reunion folle del 1981 che ebbe ancora una grossa partecipazione di pubblico al Nazionale di Milano».

Un segno indelebile dato «dal linguaggio nuovo che lanciavamo e che il pubblico attendeva. In quegli anni la cultura cercava di aprirsi varchi oscurati per lungo tempo. Probabilmente è stato facile giocare le nostre carte, ma all’epoca non lo sembrava affatto. Quanto proponevamo scatenava reazioni inconsulte nel pubblico».

Ci sono state persino tesi di laurea sui Gufi «e sulle nostre canzoni, segno che erano portatrici di contenuti e in grado di leggere la realtà in cui sono state scritte».

Quattro elementi distinti e complementari: «io ero più attore, Svampa più cantante populista, Magni era un mimo di nascita e Patruno un formidabile musicista. Avevamo grande intesa e sul palco ci capivamo con uno sguardo». Poi l’addio. «Ho sempre esecrato lo scioglimento. Facevamo il tutto esaurito ovunque. Ognuno deve seguire la strada che vuole, ma credo che avremmo potuto fare ancora molto».

Si è rotto il rapporto di lavoro, «ma non quello di amicizia. Ci siamo sempre visti. La riunione del 1981 è stata un successo, fummo ospitati anche a Sanremo e su Antenna 3 facemmo un audience mai visto. Questo dimostrava che nel pubblico era rimasta la voglia di sentire le nostre canzoni».