«Il futuro degli artigiani è nelle reti d’impresa, nella capacità di collaborare gli uni con gli altri e di condividere i saperi. Una mentalità che ricorda da vicino i social network. Per questo i giovani, i nativi digitali, già ce l’hanno. Ed è questo che, nonostante tutto, mi fa essere ottimista».
Lo dice Franco Orsi, presidente provinciale di Cna, l’associazione di categoria che a Varese raccoglie oltre duemila e cinquecento imprese, piccole e medie.
«Imprese come quelle dei nostri soci costituiscono il 95% del tessuto produttivo in Italia. È giusto che il Governo si interessi a noi e alle nostre esigenze».
Esigenze che restano le stesse, «a volte ci sembra di essere dei dischi rotti» scherza Roberta Tajè, direttrice provinciale di Cna. «Ci vuole più chiarezza nelle leggi e nelle tasse: capita che le norme siano contraddittorie tra loro, creando costi inutili alle aziende. Ma anche una minore burocrazia può aiutare a risollevare le sorti del Paese». Un problema che, riportato sul territorio varesino, ha una particolarità: quella del fascino esercitato dalla vicina Svizzera sulle imprese in territorio di confine: «In molti scappano, letteralmente – dice Tajè – anche perché in Italia troppo spesso si equiparano le piccole imprese alle grandi. Ma i costi da sostenere sono ben diversi».
Le ultime proposte del governo Renzi da questo punto di vista vanno incontro ad alcune di queste esigenze, e gli artigiani vogliono sperare che le coperture per sostenere le misure annunciate esistano davvero, soprattutto quelle riguardanti i pagamenti da parte della pubblica amministrazione ai fornitori privati.
«Questi ritardi hanno creato un circolo vizioso che rischia di soffocare soprattutto i piccoli – dicono Orsi e Tajè – perché chi lavora con il pubblico è costretto a ribaltare i ritardi nei pagamenti sulle spalle dei propri fornitori. È il momento di spezzare questa catena». Per riuscire a risollevarsi dalle secche della crisi, però, non c’è bisogno solo di un intervento da parte del Governo. «Le imprese che hanno resistito meglio in questi anni, anche tra i nostri soci, sono quelle che sono state capaci di esportare prodotti di nicchia e di alta qualità» dice Orsi.
Per questo Cna, tra gli altri servizi, offre un supporto all’internazionalizzazione: corsi e seminari sui paesi di destinazione dei mercati, ma anche assistenza diretta al momento dei contatti con l’estero. «Attraverso la rete di Cna Lombardia possiamo mettere a disposizione consulenti specifici che facilitino nei contatti e nella gestione degli ordini».
Ma soprattutto, dice Orsi, vince chi sa fare rete: «Imprese della stessa filiera o comunque dello stesso settore che si mettono insieme e, senza perdere la propria identità, portano avanti insieme ordini e lavori. È un vantaggio per tutti: si ha più forza di contrattazione e si hanno a disposizione più risorse».
«L’unico problema è vincere la mentalità tipica dell’artigiano, ancora abituato a fare da solo – spiega Orsi – la mentalità, però, nelle giovani generazioni sta cambiando, anche grazie ad internet. La condivisione è la parola chiave per il futuro, non solo sui social network ma anche nel lavoro».
«Il coworking, la condivisione degli spazi che diventa contaminazione di idee, può essere la vera svolta per gli artigiani del prossimo futuro. E del presente: la generazione dei miei figli è già in grado di lavorare in questo modo. Sono loro che porteranno il Paese fuori dalla crisi».
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