A bloccare i piani per la costruzione del nuovo Day center 2 dell’ospedale del Circolo, negli spazi del padiglione della vecchia Geriatria e nelle sue immediate vicinanze, c’è una pianta.
Anzi, le piante sono due. Un maestoso Liquidambar, coloratissimo in questa stagione e alto oltre venti metri e un platano, la cui considerevole circonferenza impone maggiori verifiche.
Non è la prima volta che la tutela del verde, e in particolare degli alberi secolari, si scontra con la costruzione del nuovo ospedale.
La caratteristica che nel secolo scorso è stata uno dei valori aggiunti dell’ospedale cittadino, con i suoi padiglioni storici immersi nel verde, tra aiuole di prati verdi, viali alberati e piccoli boschetti, tanto da farlo assomigliare a una clinica privata più che ad un ospedale pubblico, con il nuovo millennio sembra essere diventato il principale ostacolo al suo massiccio ammodernamento.
Innanzitutto in termini di strutture.
A cominciare dalla costruzione del nuovo monoblocco che ha praticamente azzerato la ricca pineta che sorgeva attorno a piazzale Avis, con tanto di proteste da parte dei cittadini.
Problemi di abbattimenti e ripiantumazioni si sono registrate anche per la costruzione della nuova centrale termica e del così detto «monoblocchino», il Day center 1, sorto negli spazi del vecchio pronto soccorso.
e da completare
Ora si tratta di «completare» l’opera costruendo un secondo Day center, dove far confluire tutte le attività ambulatoriali rimaste escluse dal Day center 1, cui il nuovo padiglione sarà collegato tramite una passerella analoga a quella che lo collega al monoblocco.
In teoria l’unica attività sanitaria esterna dovrebbe rimanere la dialisi, che avrà una sede tutta sua completamente rinnovata.
Ad annunciare il finanziamento dell’opera per oltre 16 milioni di euro, è stato il governatore Roberto Maroni intervenendo alla cerimonia di inaugurazione della nova psichiatria.
Si tratterebbe di abbattere il vecchio padiglione della geriatria per costruire un nuovo edificio, più funzionale, con un impianto volumetrico però più ampio, tanto da andare a disturbare due alberi imponenti.
«A sollevare il problema dell’abbattimento del Liquidambar sono stati gli uffici comunali preposti alla tutela del verde», spiega pacato il direttore dell’Asst dei Sette Laghi che dal canto suo ha prontamente nominato un agronomo che proprio ieri ha effettuato il primo sopralluogo per poter studiare la situazione della pianta.
«Anzi di due piante, perché anche il platano vicino ha delle dimensioni che impongono una tutela particolare», ammette Bravi. «É stata riscontrata la presenza di funghi, e anche alla luce di questo sarà valutata la stabilità delle due piante».













