Il Pd prende tempo sulla presidenza della Rai

Il Pd prende tempo sulla presidenza della Rai

Roma, 23 feb. (Apcom) – Non sono ancora chiusi i giochi sul nuovo vertice di Viale Mazzini. Maggioranza e opposizione cercano ancora l’intesa sul nome del futuro presidente del Cda: un nodo che, assicurano da entrambe le parti, verrà sciolto presto ma quasi certamente non in tempo utile per l’Assemblea degli azionisti Rai in agenda per domani, dopo il nulla di fatto di questa mattina. Dunque,

la pratica rimane in stand by dopo il terremoto che ha colpito il Pd. Ora spetterà al neosegretario Dario Franceschini prendere l’iniziativa e avviare i contatti tra le due diplomazie. Della possibilità di “un allungamento” dei tempi parla anche il titolare delle Comunicazioni, Paolo Romani, che però avverte: “Mi auguro che il nodo si sciolga al più presto per dare alla Rai la governance che merita”.

Diverse le ipotesi sul tappeto. A cominciare dalla riconferma di
Caludio Petruccioli, cui spinge parte del Pd assai deluso dal
benservito rifilato a Rognoni. “Saranno mesi difficili, non è il
momento di sperimentare. Abbiamo fatto arrivare a Franceschini il
nostro messaggio”, sottolinea un esponente democratico. La
proroga dell’attuale presidente, inoltre, non verrebbe ostacolata
dal centrodestra: “Petruccioli ha buoni rapporti con Berlusconi,
Confalonieri e Mediaset”, fa notare un parlamentare del Pdl.
Tuttavia, c’è chi spinge per un rinnovamento totale e c’è chi
ricorda che la questione, più che di nomi, è di metodo: quello
avviato da Veltroni per un cda composto da persone non
direttamente riconducibili ai partiti. E “non è detto che
Franceschini voglia cambiar strada”, fanno notare al Nazareno.
Torna in pista, dunque, l’opzione Pietro Calabrese, ex direttore
di ‘Panorama’, che avrebbe già incassato il placet di Berlusconi.
Rimane in corsa anche Sergio Mattarella, mentre qualcuno vedrebbe
bene una new entry esperta del ramo: anche perchè Mauro Masi,
direttore generale in pectore, “ha molti pregi ma non quello di
un’esperienza solida nel broadcasting”, fanno notare in ambienti
di maggioranza. Non si escludono quindi sorprese. Eppure, secondo
il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani, che evita
commenti sui ‘papabili’, la lista dei candidati “non si
discosterà molto” dai nomi circolati nell’era Veltroni.

La fumata bianca non dovrebbe arrivare comunque domani. L’assemblea potrebbe andare deserta, come già oggi, ed essere riconvocata oppure aggiornata dall’azionista, rimanendo aperta. In ogni caso, serve un supplemento di tempo per le trattative: “Con la caduta di Veltroni, bisogna ricominciare daccapo”, spiegano dal Pdl. Dal Nazareno, nel primo giorno di lavoro per il neo-segretario, assicurano che la questione è ancora in una ‘fase interlocutoria’. Franceschini dovrà trovare una sintesi all’interno (probabile un incontro con i commissari e gli esperti del ramo nei prossimi giorni), poi avanzare una proposta

alla maggioranza. Le diplomazie si metteranno dunque al lavoro (probabile che per il Governo continui a curare il dossier Gianni Letta) per cercare di arrivare a un nome condiviso, visto che il futuro presidente dovrà incassare, secondo quanto prescrive la legge Gasparri, il ‘gradimento’ dei due terzi della Vigilanza. Sulla questione interviene anche l’ex presidente della bicamerale di San Macuto, Riccardo Villari, che invita Franceschini a fare accordi “alla luce del sole”. Ma bisogna fare in fretta: domani la Corte costituzionale avvierà l’esame sul ricorso in merito alla vicenda Petroni.

Grb

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