«Vuole sapere come mi sento? A terra. Ma quando si tocca il fondo ci si rialza sempre in alto».
, europarlamentare varesina nonché coordinatrice provinciale e vicecoordinatrice regionale del Pdl, appare delusa dalla sentenza di condanna a .
«Una bruttta pagina»
«Una brutta pagina per l’Italia e per il Pdl – dichiara – ma anche per il Pd. Adesso mi sento delusa, ma reagiremo con forza. L’hanno eliminato con la giustizia, perché non ci riuscivano con il voto».
Un attacco al centrosinistra, che la Comi cita espressamente: «Il nostro obiettivo ora è distruggere alle prossime elezioni il centrosinistra». Il problema è appunto che il Pdl governa con il Pd. E finora è stato detto che non ci sarebbero state ripercussioni. «Sono molto combattuta – spiega – perché come militante avrei la reazione istintiva di andare subito alle elezioni. Poi, da esponente di partito, posso capire che ci siano responsabilità verso l’Italia. Ma forse avrebbero dovuto capirlo anche i magistrati». E poi si sfoga, ribadendo la sua convinzione nell’innocenza di Silvio: «Capirei se ci fosse stato il reato, ma anche qui è come per il caso Ruby, non c’è nessuna certezza. La cosa giusta sarebbe stata annullare il secondo grado e rifare tutto da capo».
Per il consigliere regionale del Pdl è perlomeno positivo «il fatto che non ha per il momento impedimenti ai pubblici uffici. Non è una cosa di poco conto. Tuttavia rimane il fatto che Berlusconi rischia di essere l’unico caso di uomo politico di primissimo piano che non è stato sconfitto alle urne ma dalla giustizia. Non più tardi di qualche mese fa, il popolo confermava un sostegno senza eguali. Poi, delle sentenze si prende atto. Ma il commento politico è un’altra cosa».
, già dirigente di primo piano del Pdl e presidente di Agorà liberi e forti, paragona la vicenda del Cavaliere a quella dell’ex leader socialista .
«È inutile ribadire che in questo Paese c’è un problema irrisolto, una sproporzione tra i diversi poteri dello Stato – dice Caianiello – la colpa di Berlusconi, come quella di un’intera classe politica, a partire da Craxi, è stata quella di non riuscire a riformare il Paese sulla sproporzione di poteri tra magistratura e politica».
Non una critica totale della classe dei magistrati, ci tiene a ribadire Caianiello, «perché sono in molti coloro che ogni giorno cercano di fare bene il proprio lavoro». Ma accanto a questi c’è «una politicizzazione che esiste solo in Italia. Basti pensare che siamo l’unico Paese dove la magistratura si divide in correnti politiche».
«Un clima pesante»
Detto questo, «si è creato un clima mediatico eccessivo, che potrebbe aver influito anche sui giudici. Un interesse mediatico eccessivo, mentre la gente non è interessata a questo processo, ma ad uscire dalla crisi. A questo punto, c’è il rischio di una rivoluzione».
Il presidente del consiglio regionale difende anche lui Berlusconi. Lo fa attraverso Twitter: «Una condanna che non sarebbe data se non fosse Berlusconi. La legge non è uguale per tutti». Ma poi si appella direttamente a Berlusconi: «Ora mi attendo da un leader saggio una reazione saggia. Molto più della magistratura. La forza di Silvio Berlusconi e del Pdl starà nel suo equilibrio». Forse sta auspicando un passo indietro?
Marco Tavazzi
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