Il Poz e il derby “Punto su Varese”

Il Poz e il derby “Punto su Varese”

VARESE Pensi a Varese-Cantù, pensi al derby e alle sue passioni, pensi a un modo viscerale di vivere la pallacanestro, e ti viene in mente Gianmarco Pozzecco. Non c’è una persona che più di lui incarna lo spirito di questa sfida e ne trasmette le emozioni con il suoi racconti, le sue storie, le sue parole. «Sono incazzato – è l’esordio del Poz – perché so che non faranno venire i tifosi di Cantù. Fare un derby senza i tifosi è un po’ come pretendere di andare con una donna senza levarsi i pantaloni. Io credo che la gente vada educata prima di arrivare a questi rimedi estremi e drastici, che fanno il male dello sport».Il derby in una frase.L’unica partita che non dura quaranta minuti, ma una settimana. Si sente un’aria diversa fin dal lunedì che lo precede, si respira un’atmosfera unica, ci si avvicina al giorno della sfida avvertendo la tensione che cresce, ci si sente parte di una città e di una fede. Una partita meravigliosa: da attendere, da vivere, da giocare, da vedere.I derby del Poz.Io con Cantù ho sempre giocato benissimo: sempre. Ricordo un derby in cui segnai trentotto punti, e nonostante la mia prestazione perdemmo. E fu proprio un derby con Cantù la mia prima grande partita in serie A.Questa ce la racconta.In panchina c’era ancora Dodo Rusconi e io per tutta la settimana prima del derby non mi allenai perché avevo male a una caviglia. Però volevo giocare in ogni modo per cui il sabato andai dal Dodo e gli dissi che volevo allenarmi a tutti i costi. Lui mi rispose con una frase non “da Rusconi”: «No Poz – mi disse – tu oggi non ti alleni, ma domani giochi quaranta minuti».E come andò?Giocai alla grande, e portammo a casa una vittoria che poi ci consentì di fare un filotto di sette successi consecutivi. Il derby è anche

questo: è una partita capace di cambiarti una stagione: noi quell’anno stavamo andando maluccio, in settimana avevamo perso in Coppa Korac contro i polacchi del Pruzkow che ci eliminarono. Arrivammo al derby conciati e depressi, e quella vittoria diede la svolta al nostro campionato.Gianmarco Pozzecco e il suo rapporto con i tifosi di Cantù.Intenso. Con i canturini ho davvero vissuto un’escalation di emozioni da far girar la testa, tutte diverse tra di loro ma tutte fortissime. Sono stato il giocatore più insultato, il più fischiato e odiato dalla loro curva. Ricorderò per tutta la vita uno striscione che mi dedicarono gli Eagles: “Re, ma dei buffoni”.Motivo?Qualche giorno prima la trasmissione “Dribbling” mi fece un’intervista, e io avevo una cresta di capelli biondi che sembrava una corona: semplicemente dopo lo scudetto avevo i capelli corti e me li ero tinti, e dopo qualche mese la ricrescita naturale aveva sortito quell’effetto lì. Io dichiarai che quella era la mia corona, perché ero il re dei canestri…E le altre emozioni?La più forte, il giorno in cui prima di un derby ritirarono la maglia di Chicco Ravaglia, scomparso da qualche giorno. Quel silenzio, quell’atmosfera, e due tifoserie che si odiavano per tutta la partita non osarono fare un coro contro gli avversari.L’ultima?Quando sono andato a giocare a Cantù la mia ultima partita, e i tifosi mi fecero quello striscione, “Un saluto al nostro peggior nemico”, nel quale c’è tutto il mio rapporto con i canturini. Odio profondo, ma grande rispetto: perché loro hanno capito che io avevo venduto l’anima per Varese, e che avrei fatto la stessa cosa se avessi giocato a Cantù. Perché canturini e varesini in fondo sono uguali nel loro modo di vivere il basket, ed è per questo che si odiano così tanto.Chi vince?Fare un pronostico in un derby è quasi impossibile, ma io dico Varese. Con il mio amico Donnie McGrath che sarà decisivo.Francesco Caielli

e.romano

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google