BUSTO ARSIZIO «La vendita del teatro Sociale al Comune? Stiamo trattando da più di trent’anni». Delia Cajelli, direttore artistico e co-proprietaria del Sociale, è un fiume in piena. In un articolo apparso su un giornale regionale ci si chiedeva come facesse il Comune di Busto, in tempi di crisi, a spendere più di 3 milioni di euro per l’acquisizione del teatro. Mentre Delia Cajelli veniva dipinta come una speculatrice, come gli altri proprietari della struttura. «Gli speculatori non ci sono più da almeno 10 anni – replica la diretta interessata – Questo teatro sta in piedi solo grazie alla fatica quotidiana di chi ci lavora dentro ogni giorno, con stipendi da fame».Centotrentamila euro: la rata del mutuo pagata ogni anno. La stessa somma che il Comune gira al teatro in cambio di 50 giornate gratuite. «Ci ho speso la mia vita, qui dentro – dice la direttrice – ora non ci sto ad essere pure insultata». In questi anni sono stati in tanti a bussare alle porte del teatro, chiedendo di acquistare la struttura. «Sono venuti musulmani, aderenti a Scientology, addirittura un mafioso – racconta la Cajelli – ma non ho mai voluto cedere perché pensavo che questo teatro dovesse diventare pubblico».La co-proprietaria del Sociale fa anche qualche numero. «Ho letto di milioni di euro – chiosa – Trent’anni fa il valore del teatro fu quantificato in 2 miliardi e 300 milioni di lire. Poi c’è stata la ristrutturazione: 1 milione e 500 mila euro.
Altri 400 mila euro per questa area (quella che contiene il bar attiguo al teatro, ndr). Se vendiamo al Comune non è per arricchirci, ma solo per estinguere il mutuo e ridare i soldi prestati dai soci più di dieci anni fa».Non è la prima volta che notizie di stampa bloccano una trattativa già quasi conclusa. Già trent’anni fa, racconta la direttrice, si era trovato l’accordo con il sindaco Angelo Borri. «Ci chiese di aspettare l’esito delle elezioni, perché aveva paura che l’acquisto del teatro sarebbe stato strumentalizzato. Aspettammo, lui perse e dell’acquisto non si fece più nulla».Ora sono cinque anni che il teatro tratta con l’amministrazione. Da tempo la proprietà ha fissato fine settembre come termine ultimo per la vendita. «Non siamo fiscali, ma entro un mese, al massimo, dobbiamo capire se questo progetto può andare, oppure saremo noi ad andare da un’altra parte».Perché, come in passato, anche oggi i compratori non mancherebbero. Sarebbero alla finestra, aspettando di vedere se è possibile mettere le mani su un edificio storico, a pochi passi dal centro. Una struttura che, fa capire la Cajelli, potrebbe valere ben più dei 3 milioni di euro di cui si è parlato. «Ma io ho sempre voluto che il teatro tornasse in mano pubblica».Smaltita la rabbia, Delia Cajelli (assieme a Francesca Della Cagnoletta, l’avvocato che sta conducendo la trattativa, chiederanno nuovi incontri al Comune. «Ma i matrimoni non si fanno per forza – avverte – si fanno solo se si è consenzienti».
e.romano
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