Il Varese felice del pareggino Così in A non ci andrà mai

Se il Varese si scrollasse di dosso quella patina di melassa e quel clima da Mulino Bianco che in un abbaglio collettivo ha trasformato lo 0-0 con il Trapani nella «partita più bella degli ultimi dieci anni di serie B» (ma che film hai visto, Terlizzi?), l’impresa si potrebbe fare.

Se si pensasse che per vincere a Empoli non basterà replicare l’ultima ultracelebrata prestazione (en passant, il centrocampo biancorosso è stato surclassato per 45 minuti) o il tanto decantato primo tempo di Padova, andremmo in Toscana contro la squadra più squadra (più compatta, più rodata) della B giocandoci le nostre belle carte.

Ma prima bisogna mettere insieme gli errori (un punto e 7-8 occasioni concesse agli avversari in due partite, producendone una quindicina e realizzandone un paio, solo con Pavoletti ça va sans dire) e non gli elogi. E bisogna dirsi “dove ho sbagliato?” o “come posso migliorare?” e “cosa posso imparare” perfino di fronte a voti

in pagella molto ingiusti se non spietati, ma per questo rivelatori di una reazione da uomini veri e non da padreterni imborghesiti. E invece, nisba: c’è chi dorme come un ghiro sui guanciali delle finte certezze di 9 giornate che in serie B valgono un fico secco.

Questo non significa non sognare, ma l’esatto contrario. Significa non limitare il proprio sogno a un traballante 0-0 casalingo contro una neopromossa: noi alla fine ci saremmo incazzati fortemente, invece erano tutti giulivi come Pasque. È proprio questo che manca al Varese e forse persino ai tifosi: la capacità di sognare. Facciamo 1 più 1, anzi 0-0, ma non andiamo oltre. Quanti di voi vogliono vincere a Empoli e sono pronti a tutto pur di farlo, e quanti si accontentano di andare a fare la nostra partita, magari bella e piacevole?

Abbiamo un attaccante da sogno insultato dalla curva trapanese non per i precedenti ma solo per puro terrore (dopo Anastasi e prima di Pavoletti, trovatene un altro così forte), un leader da sogno (Corti), due poeti da sogno (Neto, Zecco), un allenatore da sogno e abbiamo avuto paura di perdere con il Trapani, applaudendo un pareggino?

Ogni anno facciamo i salti mortali, anche in società, ma alla fine siamo sempre qui. Per una missione che è ipocrita negare ed è bello urlare: la serie A. Dove non andremo mai con la mentalità di chi s’accontenta d’uno 0-0. Di chi va a Empoli per giocare, prima che per vincere.

Varese

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