Roma, 11 mar. (Apcom) – I medici non sono spie, nè macellai. E le
principali organizzazioni sindacali dei camici bianchi insorgono
contro il governo e l’emendamento al ddl sicurezza con un nuovo
allarme: se fosse abrogata la norma che vieta a chi cura un
clandestino di denunciarlo, di fatto scatterebbe la previsione
opposta. Cioè il medico sarebbe obbligato alla segnalazione e non
avrebbe modo di sottrarsi senza rischiare a sua volta una
denuncia.
In punta di diritto, i sindacati spiegano, infatti, che i medici
sono da considerarsi al pari, secondo la giurisprudenza
prevalente, di pubblici ufficiali. E in quanto tali sono
obbligati a denunciare qualsiasi reato di cui abbiano notizia.
Per cui se saltasse la norma che impedisce loro di denunciare i
clandestini, vi sarebbero automaticamente obbligati.
“Adesso basta”, affermano in una dura nota le nove sigle
sindacali. “Prima l’offesa inqualificabile – denunciano – di
essere macellai o nella migliore delle ipotesi, fannulloni. Poi
gli attacchi diretti alla professione contenuti nella manovra
economica e nella legge Brunetta sul pubblico impiego. Ed ora
l’attacco alla nostra stessa dignità e deontologia professionale
che si vorrebbero mortificare, sancendo l’obbligo di denunciare i
clandestini che si dovessero rivolgere a noi per essere
assistiti”. A firmare il documento sono Anao-Assomed, Cimo-Asmd,
Aaroi, Fp-Cgil-Medici, Fvm, Federazione Cisl Medici, Fassid,
Fesmed e Federazione Medici Uil Fpl.
Dpn
MAZ
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