«In A solo a modo mio Con il Varese o mai più»

La verità assoluta spetta al campo, unico giudice supremo. Per la verità relativa bastano una ventina di minuti in sala stampa: è di quelli veri. Dalla serie, basta la carriera.

Un professionista con tale pedigrée, serie A ininterrotta dal 1999, è palese sappia cosa pensare, come dirlo e, in generale, conosca il giro del fumo. Valga a esempio: ha giostrato, e non da comparsa, nelle due Juve quelle là, quelle degli scudetti solo sul campo.

Il matrimonio: «Nonostante lo conosca molto bene, non ho avuto occasione di confrontarmi con . La conclusione della trattativa è andata in porto in un giorno e mezzo». Mette la virgola il direttore , seduto spalla a spalla con Blasi: «Essendo il nostro credo fare quello che gli altri non fanno, lui è perfetto. Ha faticato un po’ a lasciare la A, non per altro ho cercato di forzare i tempi: più passavano le ore e più le difficoltà crescevano, la concorrenza c’era».

Torna Manuele: «L’amicizia con Mauro ha contato, ma più dell’amicizia nel nostro lavoro conta la stima, è più importante. Sono un giocatore umile, non m’interessava per forza continuare a stare in serie A: è una vetrina importante e non significa non la voglia, ma quest’anno la cerco provando a salire con questa società. In tempi non sospetti, attraverso Mauro, ho visto delle partite del Varese: sono state tre grandi stagioni, solo l’ultima chiusa fuori dai playoff per pochissimo. È un sistema protagonista, un nuovo punto di partenza: ho voglia di giocarci dentro».

Dice di sé: «In carriera ho coperto tutti i ruoli di centrocampo, alla Juve sono stato anche tornante di fascia». Sunto: «Ho vissuto un’evoluzione tattica, tutto fieno in cascina».

Mauro Milanese: «Abbiamo pensato a lui l’estate scorsa e a gennaio, ma non c’erano i presupposti». Loro due, assieme al Perugia: «Oltre che umile, Manuele è un generoso perfetto per fare spogliatoio. In campo è tignoso, sa arrivare al limite e conosce il sacrificio. Se prendi chi scende dalla A potendoci stare, devi cercare prima di tutto la persona. Dal mio punto di vista è un incontrista, uno da impiegare davanti alla difesa. Quando la squadra attacca, è perfetto per mordere chi può ripartire rendendosi pericoloso».

Blasi: «A 33 anni trovo naturale accettare un ruolo carismatico, di aiuto verso i giovani. Ma non conosco nessuno e vengo in punta di piedi. Ho un solo modo di stare in una squadra, mettermi a disposizione». A proposito: «I giocatori, da soli, non contano, se non diventi squadra non raggiungi risultati. Non sono un esperto di B, ma capisco quanto sia complicata e faticosa da leggere e prevedere».

Il libro mastro è curioso: presenze totali numero 341, delle quali 323 in A, e una sola marcatura; stagione 2006/07, maglia Fiorentina.

Ride Manuele, scherza: «Mi vergogno!». Strizza l’occhio: «Diciamo che ho altre armi… e che non sono uno da Fantacalcio, non prendetemi! Più passa il tempo e più mi rendo conto che il gol è comunque importate, anche se non sei un attaccante: mi impegno a pareggiare il mio massimo di carriera!». Cioè farne uno, dai che non ci vuole molto.

Mens sana in corpore sano: «Lo strappo di Pescara è l’unico infortunio serio. Mi sono fatto male a novembre e a gennaio avevo recuperato, sono un giocatore integro». A proposito di solidità, Blasi s’è diplomato in età matura, da uomo e non da ragazzo: «Era un discorso interrotto da troppo tempo, mi mancavano due anni e ce l’ho fatta».

Chiude Mauro Milanese: «Credo ci saremo utili a vicenda. Nel suo percorso ha sopperito alla tecnica pura con l’intelligenza e la tenacia, per questo è stato per anni uno da serie A di prima fascia».

Varese

© riproduzione riservata