Roma, 8 apr. (Apcom) – Dopo la catastrofe, in Abruzzo si contano
i morti, saliti a oltre 210 e non si ferma la ricerca dei
dispersi. Ma la terra trema ancora in serata. Tanta paura per la
nuova forte scossa di magnitudo 5.3 che si è verificata
nell’aquilano intorno alle 19.42. L’epicentro è stato localizzato
sempre nell’aquilano, in una zona leggermente più a est, ma il
sisma è stato avvertito da Roma sino a San Benedetto del Tronto.
Nuovi crolli nell’aquilano.
Tra i palazzi caduti a L’Aquila e provincia gli oltre 7mila
soccorritori giunti da tutta Italia continuano a scavare; lo si
farà ancora ininterrottamente per 48 ore, anche se si riducono,
col passare del tempo, le speranze di trovare qualcuno in vita.
Gli ultimi quattro cadaveri sono stati estratti nel pomeriggio
dalla casa dello studente in via XX settembre. Mentre nel paesino
fantasma di Onna, raso al suolo, i 40 dispersi sono diventati 40
morti e lì i soccorsi si sono fermati.
Al dramma si mescolano momenti di euforia: sono 150 le persone
estratte vive dalle macerie. Marta Valente, 24 anni, sepolta per
23 ore a L’Aquila, ce l’ha fatta nella notte, così come Maria
D’Antuono, 98 anni, trovata viva e in buone condizioni a Tempera
dopo circa 30 ore. Ma la paura per le nuove scosse non passa: la
terra ha vibrato ancora una all’1.15, magnitudo 4,8 Richter, e
alle 11.26, con magnitudo 4.3. Due edifici sono crollati a
Pettino, poco distante dalla scuola della Guardia di finanza che
è la sede del centro di coordinamento soccorsi per l’emergenza
terremoto in Abruzzo.
I feriti sono oltre mille, un centinaio molto gravi. Gli
sfollati, tra i 17mila e i 20mila, secondo il ministero
dell’Interno, vengono assistiti nelle tendopoli della protezione
civile. La più grande è quella di piazza d’Armi a L’Aquila. Anche
se non tutti sono riusciti a dormire in tenda. Per oggi, ha
annunciato il sindaco Massimo Cialente sono in arrivo altre 3mila
tende, e c’è la possibilità di trasferirsi lungo la costa, dove
sono stati requisiti 5mila posti letto, in alcuni hotel del
luogo. L’obiettivo di Cialente è “dare una degna sistemazione a
tutti i concittadini”. Ma si sa che in molti passeranno ancora la
notte all’addiaccio, come a Fossa, dove si sta lavorando
alacremente per ospitare un totale di 500 persone.
In qualche modo, l’Abruzzo prova a ripartire. E’ partita la
corsa alla solidarietà. Si moltiplicano, infatti, da tutta Italia
le offerte di cibo, denaro, assistenza da parte della società
civile. Regioni, province, comuni, associazioni, volontari hanno
inviato i propri aiuti. Molti i conti correnti aperti ad hoc per
l’assistenza alle famiglie vittime del terremoto. Anche il calcio
si è mosso per sostenere i terremotati: diverse partite di serie
A devolveranno l’intero incasso. Le organizzazioni agricole (la
Coldiretti stima 100 milioni di euro di danni nelle campagne)
stanno inviando pasta, riso, formaggio, frutta.
E’ polemica sulla normativa antisismica, definita dagli esperti
costosa, confusa e spesso mai applicata. Vincenzo Gattulli,
docente di Meccanica computazionale delle strutture di ingegneria
civile all’Università de L’Aquila, spiega. “Questa è una zona che
fino non molti anni fa era povera e certi dispositivi tecnologici
richiedono investimenti consistenti. Ma – sottolinea – non è un
problema solo abruzzese. In tutta Italia gli investimenti sulle
tecnologie nuove sono scarsi, e questo vale anche per
l’ingegneria sismica”.
In Italia, sostiene, Alessandro De Stefano, professore di
progettazione di strutture antisismiche al politecnico di Torino,
la normativa antisismica è confusa, figlia di un conflitto tra
diverse istituzioni e della resistenza dei costruttori, per i
quali ogni novità comporta un costo. “Difficile è poi anche farla
rispettare: anche dove si fanno i controlli non è semplice
intervenire e spesso mancano le risorse”. In Italia per anni,
spiega De Stefano, c’è stato “un conflitto di competenze tra la
Protezione civile e il Consiglio superiore dei lavori pubblici.
Si tratta di due filoni di generazione normativa che ha avuto un
lungo conflitto, parzialmente risolto solo nel 2005”. Ma rimane
“una situazione strana, non si arriva mai a un consolidamento
normativo”.
Giuseppe Zamberletti, presidente del Comitato grandi sismi della
Protezione civile, osserva che le regole antisismiche varate nel
2005 non sono ancora entrate in vigore: “Se nel Paese non c’è
cultura di prevenzione – afferma – è difficile che le istituzioni
camminino in questa direzione. Purtroppo questo obiettivo anche
nell’opinione pubblica è scarso. Da tempo proponiamo di
introdurre forme di assicurazioni in caso di catastrofi. Il
vantaggio è anzitutto di non far gravare la ricostruzione tutta
sullo Stato, inoltre questo meccanismo fa scattare la cultura
delle prevenzione. Perché se assicuro il mio edificio, per
ottenere condizioni buone devo essere certo che sia messo a
norma”.
Gtz
MAZ
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