ARCISATE – Un servizio serale di controllo del territorio, predisposto durante il periodo delle festività per contrastare i reati predatori, si è concluso con un arresto e il fermo di due persone tra i Comuni di Arcisate e Cantello. L’operazione è stata condotta dalla Polizia locale di Arcisate, impegnata con pattuglie sia in livrea sia in modalità “civetta”.
L’intervento delle pattuglie
Intorno alle 23 del 18 dicembre, gli agenti hanno notato un’Audi A3 procedere a velocità sostenuta e dirigersi verso una zona boschiva in località Cattafame, area del territorio di Arcisate già conosciuta per episodi legati allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Gli operatori in abiti civili hanno avviato un pedinamento discreto, mantenendo il costante collegamento con la centrale operativa. Dai primi accertamenti è emerso che il veicolo risultava segnalato per appropriazione indebita.
L’auto è stata successivamente individuata mentre sostava in un parcheggio nel centro di Cantello. Alla ripartenza del mezzo, le pattuglie sono intervenute procedendo al blocco del veicolo.
Due uomini fermati e perquisiti
A bordo dell’Audi si trovavano due uomini di circa 30 anni, di origine nordafricana. Dopo essere stati fatti scendere, sono stati sottoposti a perquisizione personale e veicolare.
L’attività ha portato al rinvenimento di circa 3.000 euro in contanti, in gran parte in banconote da 50 euro, oltre a una somma in franchi svizzeri.
I due sono stati quindi accompagnati in Questura per le operazioni di fotosegnalamento e per ulteriori verifiche.
Mandato di cattura e arresto
Dagli accertamenti successivi e dai rilievi dattiloscopici è emerso che entrambi gli uomini risultavano irregolari sul territorio nazionale. Uno dei due, in particolare, era già noto alle forze dell’ordine per numerosi precedenti penali, tra cui resistenza a pubblico ufficiale e spaccio di sostanze stupefacenti.
A suo carico risultava inoltre un mandato di cattura, che è stato immediatamente eseguito.
L’uomo è stato arrestato dalla Polizia locale e trasferito presso la Casa circondariale di Varese, in stretto raccordo con la Procura della Repubblica di Varese, che ha costantemente coordinato e supervisionato l’intera operazione.













